The Dark Tower: Stephen King analizza le cause del fallimento del film

Cinema
Federico Marsili
Systems e Network Engineer prestato al blogging. Amo il buon cibo, cucinarlo e mangiarlo meglio se in buona compagnia. La mia serata perfetta è quella passata a cucinare con la mia compagna e poi un bel film o una serie TV. Malato di gaming, passo le mie giornate a capire come ritagliarmi un'oretta di gioco tra lavoro, hobby e studio. Adoro scrivere, lo trovo terapeutico e ringrazio Nerd Planet per avermi dato la possibilità di farlo in un ambiente simpatico e stimolante!
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Systems e Network Engineer prestato al blogging. Amo il buon cibo, cucinarlo e mangiarlo meglio se in buona compagnia. La mia serata perfetta è quella passata a cucinare con la mia compagna e poi un bel film o una serie TV. Malato di gaming, passo le mie giornate a capire come ritagliarmi un'oretta di gioco tra lavoro, hobby e studio. Adoro scrivere, lo trovo terapeutico e ringrazio Nerd Planet per avermi dato la possibilità di farlo in un ambiente simpatico e stimolante!

Il 2017 ha visto l’uscita al botteghino di due film basati sulle opere di Stephen King, The Dark Tower e il remake di IT. Sebbene quest’ultimo abbia segnato un inizio travolgente, definito dalla critica come un ottimo film, il primo è stato stroncato sia dai fan che dagli esperti di settore.

The Dark Tower è una serie di otto libri, scritti da Stephen King, in cui si mescolano sapientemente fantascienza, fantasy e western. Già da qui potete iniziare a farvi un idea di come possa essere iniziato un progetto destinato al fallimento: 8 libri condensati in un film.

Nonostante l’opera sia stata concepita come un seguito ai fatti descritti nei libri, l’impressione che ne suscita è quella di un maldestro tentativo di mettere dentro un frullatore Tolkien, The Matrix, Harry Potter e Shane, il risultato sbozzato rozzamente e fatto entrare a forza nei 95 minuti della pellicola.

Stephen King in un’intervista a Vulture, in cui ha parlato in generale degli adattamenti di sue opere sia per Netflix che per il cinema, ha analizzato quelle che secondo lui sono state le cause che hanno contribuito alla creazione di un prodotto evidentemente insufficiente.

Il primo motivo, come detto prima, è stata la decisione di condensare un’opera di oltre 4000 pagine in un unico film. Questo ha minato il progetto in partenza, insieme alla sciagurata idea di realizzare un film classificato dalla Motion Picture Association of America come PG-13.

Questa sigla significa che i contenuti non sono adatti a ragazzi al di sotto dei 13 anni e i gli argomenti trattati sono controversi ma non proibitivi per i minori – Per fare un paragone con l’Italia, si tratta del classico bollino giallo. Questa seconda scelta ha tagliato fuori dai contenuti a disposizione degli sceneggiatori, buona parte degli eventi dell’opera originale, dato che The Dark Tower narra una storia fatta di violenza, vendetta, esoterismo e altri temi decisamente poco adatti ai bambini.

Walter (Matthew McConaughey) and Roland (Idris Elba) in Columbia Pictures THE DARK TOWER.

Parlando in proposito dell’autore della trama del film Aiva Goldsman, King ha speso delle buone parole: “Devo ammettere che ha fatto un lavoro straordinario nel prendere la parte centrale della storia e trasformarla in quello che considero, un buon film“.

Questo commento, sa molto di politicamente corretto e non soffoca i pettegolezzi di gravi problemi nell’organizzazione e di lavorazione del film. Secondo Variety il caso può essere definito come “troppi galli nello stesso pollaio”.

In primis Sony che ha deciso di dividere le spese di realizzazione del film con Media Rights Capital, dando a quest’ultima diritto di veto su varie parti del progetto. Poi lo stesso Stephen King, in qualità di autore ha avuto diritto di veto su praticamente ogni aspetto del film. Il sito cita tra le fonti il regista Nikolaj Arcel, personale di Sony Pictures, Media Rights Capital e collaboratori di King.

Nononstate Arcel tenti di negare queste insinuazioni, le sue parole suonano come una mezza conferma: “In un film con due grandi studi di produzione, ovviamente vi è molta passione nelle discussioni creative su come si devono realizzare alcune idee o sfide. Durante le riprese mi sono sempre sentito supportato e tutte le parti in gioco cercavano da me riposte. Se qualcuno fosse entrato nella editing room e preso il controllo, me ne sarei andato immediatamente.

Anche le dichiarazioni di Modi Wiczyk, co-fondatore di Media Rights Capital, sono analoghe e smentiscono le dicerie: “Abbiamo concluso le riprese rispettando la tabella di marcia e rimanendo all’interno del budged prefissato. Non abbiamo sforato la programmazione nemmeno di un giorno. Noi non metteremmo mai un regista in secondo piano ne tantomeno oseremmo modificare il film“.

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