Avengers: Endgame, la recensione – NO SPOILER

Cinema
Stefano Dell'Unto

Thanos, il Folle Titano, ha dispiegato i poteri delle Gemme dell’Infinito per annientare metà degli esseri viventi dell’universo e ristabilire un equilibrio cosmico. Gli Avengers superstiti si leccano le ferite e un’umanità traumatizzata cerca di andare avanti. Quando le speranze di mettere a posto le cose sembrano ormai perdute, gli Avengers escogitano un piano audace per poter sovvertire il disastro. Dovranno quindi fare fronte comune per l’ultima grande battaglia.


Titolo originale: Avengers: Endgame
Genere: supereroi, fantascienza, avventura, azione
Regia: Anthony Russo, Joe Russo
Cast: Robert Downey Jr., Chris Evans, Chris Hemsworth, Scarlett Johansson, Tom Holland, Brie Larson, Elizabeth Olsen, Jeremy Renner, Mark Ruffalo, Chadwick Boseman, Josh Brolin, Paul Rudd, Evangeline Lilly, Don Cheadle, Tessa Thompson, Sebastian Stan, Bradley Cooper
Paese: USA
Durata: 181 min.
Casa di produzione: Marvel Studios
Distribuzione Italia: The Walt Disney Company Italia
Data di uscita Italia: 24 aprile 2019
Data di uscita USA: 26 aprile 2019


UN SALTO NEL PASSATO…

Il 2008 segna un punto di svolta nella storia dei cinecomics. Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan, ambizioso, articolato, realistico, vincitore di due premi Oscar su otto nomination ottenute, pare alzare definitivamente il livello del sottogenere supereroistico. Eppure, a lungo andare, è il più modesto Iron Man, uscito un paio di mesi prima, il sassolino che darà il via ad una valanga ancora oggi inarrestabile. Il supereroe interpretato da Robert Downey Jr., ripescato dal limbo degli outsiders ai confini della Hollywood che conta, diventerà il personaggio portante dell’intera saga. La scena durante i titoli di coda promette “l’iniziativa Avengers” e sembra solo un modo per rastrellare i pesi piuma del Marvel Universe che non possono reggere il confronto coi più quotati Spider-Man della Sony o con gli X-Men della Fox.

E non è che il resto della Prima Fase dei Marvel Studios sia entusiasmante, intendiamoci. L’Incredibile Hulk è sciatto, Iron Man 2 incassa ma è una commedia inerte e noiosa con il villain Mickey Rourke che trascorre il film a chiacchierare con un pappagallo invece di spaventare il pubblico, il Thor shakespeariano di Kenneth Branagh non convince fino in fondo, Captain America è modesto e non ha l’afflato epico giusto. Gli sconosciuti Chris Hemsworth e Chris Evans, rispettivamente Dio del Tuono e Steve Rogers, sono ancora acerbi e inespressivi. Eppure i primi lacci dell’universo interconnesso cominciano a stringersi, viene introdotto il concept delle Gemme dell’Infinito, si forma un esercito di fan. Per qualità e struttura, si ha la sensazione di assistere più ad una serie tv prestata al cinema che ad una saga filmica vera e propria. Ma tant’è. Al pubblico piace e si prosegue.

La svolta arriva con The Avengers, nel 2012, diretto da Joss Whedon, in grado di incassare più di due miliardi di dollari in tutto il mondo. Gli appassionati la prenderanno come una bestemmia ma The Avengers non è un gran film. Non lo è per regia e struttura, troppo ancorate al modello televisivo di cui Whedon è maestro. Non lo è per la mediocrità degli effetti digitali (che pure otterranno una nomination agli Oscar, misteri di Hollywood). Gli eccessi comici rendono antiepica la narrazione. La storia salta di palo in frasca. Nel momento del trionfo del realismo ad Hollywood, vedere un’armata aliena respinta da un arciere e da una russa di un metro e sessanta armata di pistola sembra troppo per la sospensione dell’incredulità del pubblico. Lo stesso Whedon, in un’intervista successiva, riconoscerà che il film non avrebbe dovuto funzionare affatto. Eppure, l’ingenuo sense of wonder che rimanda alla Marvel delle origini, un cast che riesce ad amalgamarsi bene, quel piano sequenza con gli Avengers uniti esaltato dal tema di Alan Silvestri e naturalmente, il traino dei film precedenti, garantiscono un successo senza eguali per un cinecomic.

E la storia del cinema cambia. George Lucas, Steven Spielberg e Robert Zemeckis hanno elevato il modello dei serial cinematografici che li appassionavano da ragazzi realizzando le saghe di Star Wars, Indiana Jones e Ritorno al Futuro. I Marvel Studios fanno il passo successivo. Il sottogenere supereroistico diventa genere a se stante, l’universo coeso è il nuovo modello da seguire ad Hollywood, le scene durante i titoli di coda non sono più una sorpresa ma una regola.

La Seconda Fase dei Marvel Studios è ancor più remunerativa, eppure, a brillare davvero, sono solo i Guardiani della Galassia di James Gunn. Iron Man 3, Thor: The Dark World e lo stesso Avengers: Age of Ultron lasciano i fan scontenti. Ant-Man è troppo “piccolo” per suscitare particolari entusiasmi. Ed è qui che entrano in gioco i fratelli Joe e Anthony Russo, registi italoamericani che hanno trascorsi solo su serie tv comedy, apparentemente inadatti a gestire film d’azione su larga scala e ad alto budget. Eppure il loro Captain America: The Winter Soldier è un punto di non ritorno per la saga. Diretto bene, coerente, equilibrato, privo degli eccessi comici che stanno cominciando a diventare irritanti, qualche momento di buon cinema e tutto sommato, quasi fruibile come un stand-alone. Quasi. Tanto basta perché Kevin Feige, deus ex machina dei Marvel Studios, decida di affidar loro le redini della linea narrativa principale.

I Russo riescono a dare coesione ad un manifesto programmatico sfacciatamente product placement come Captain America: Civil War, inserendo due pesi massimi come Spider-Man e Black Panther in maniera capillare, mettendo in scena una spassosa scaramuccia tra supereroi e un drammatico scontro finale tra Cap e Iron Man. Si guadagnano così l’arduo compito di dirigere il gran finale delle tre fasi suddiviso in due film. Sanno che sarà molto difficile gestire l’enorme roster di personaggi (nel frattempo si è aggiunto anche Doctor Strange) e così decidono di raccontare Avengers: Infinity War dal punto di vista del villain Thanos, approfondire il suo rapporto con le figlie Gamora e Nebula e giungere al suo trionfo finale. Un approccio originale e un cliffhanger perfetto.

E ORA, IL PRESENTE.

Un anno dopo bisogna mettere tutto a posto con Avengers: Endgame. Come si fa a rimediare quando una storia giunge con coraggio ad un punto di non ritorno? Ricordate, nel fumetto, Spider-Man che rivela al mondo di essere Peter Parker? Come si torna indietro? Nello stesso modo in cui Bryan Singer ha cercato di riscrivere la saga degli X-Men con Giorni di un Futuro Passato. Con un retcon. E neanche troppo originale, a dire il vero. I Russo imbastiscono un Ritorno al Futuro Parte II qualsiasi e mettono le mani avanti citandolo esplicitamente. Un pretesto per ripercorrere il meglio e il peggio delle tre fasi, ricondurre gli eroi alle origini e puntare sul trend nostalgia, non più anni ’80 o ’90, ma agli anni più recenti.

L’idea di annientare metà della popolazione dell’universo appare ora come un buon stratagemma narrativo per eliminare parte di quell’ingombrante roster che si è venuto a creare (ora c’è pure Captain Marvel) e poter puntare questo finale soprattutto sulla formazione del primo The Avengers più qualche aggiunta che non vi sveleremo (anche se è già tutto chiaro nel trailer).

Vi diremo solo che Mark Ruffalo e Josh Brolin sono bravissimi anche mascherati da una motion capture mediocre. Robert Downey Jr. capisce la gravitas del momento a fa meno faccette del solito. Dopo undici anni, Chris Evans ha imparato a veicolare qualche emozione. Thor, qui in versione Grande Lebowski, è quello riscritto in chiave comico-parodistica da Taika Waititi in Thor: Ragnarok e continua su quella falsariga, a tratti irritante e lontana dalla controparte fumettistica.

Il film è una lunghissima season finale che si apre con toni dark, un mood surreale post-apocalittico da film indie che rimanda molto a Shyamalan. Quando la storia entra nel vivo, con dinamiche da heist movie, gioca facile sul senno di poi del pubblico, alterna momenti di buon cinema supereroistico a gag da commedia slapstick, parentesi di sentimentalismo facilone e qualche battutaccia greve sulle “chiappe” di Captain America. I fan sono contenti, il ritmo c’è, ma il brodo si allunga un po’ troppo e il minutaggio diventa eccessivo.

Il finale è lo showdown che ci si aspetta. Anzi, che ci si aspettava già in Infinity War. Accade tutto quello che il pubblico vuole e anche di più. Prende allo stomaco anche se vediamo partire il colpo e sappiamo cosa aspettarci, porta a compimento gli archi narrativi dei personaggi principali lasciandone aperti altri. Peccato che la cgi sia ormai quella a cui ci hanno abituati i Marvel Studios. Credi e non credi a quello che vedi. E un Alan Silvestri svogliato si siede sul tema ormai collaudato degli Avengers e non s’inventa niente di più.

L’epilogo è quello giusto, anche se diventa prevedibile nel corso del film, e non ci sono scene durante i titoli di coda. La quarta fase promette di essere più slegata e meno coesa. Sarà difficile far combaciare Gli Eterni con Shang-Chi e con un film prequel su Vedova Nera. Ad ogni modo, dopo Avengers: Endgame, niente sarà più come prima. Almeno fino al prossimo retcon, quando tutto potrà essere disfatto e rifatto nuovamente.

Avengers: Endgame

7.1

Regia

7.5/10

Sceneggiatura

7.0/10

Cast

7.5/10

Effetti visivi

6.5/10

Colonna sonora

7.0/10

Pros

  • Momenti di buon cinema supereroistico e afflato epico
  • La battaglia finale concede qualche momento esaltante
  • Gli archi narrativi strutturati in questi undici anni trovano un finale soddisfacente

Cons

  • Umorismo talvolta fuori luogo
  • Effetti visivi e motion capture mediocri
  • Concept centrale derivativo

Altri articoli in Cinema

The Nightingale: il trailer del film di Jennifer Kent

Sara Susanna22 Maggio 2019

Star Wars: L’Ascesa di Skywalker – JJ Abrams e Adam Driver parlano del film

Sara Susanna22 Maggio 2019

Bond 25: Daniel Craig subirà un intervento alla caviglia dopo l’infortunio

Sara Susanna22 Maggio 2019

Bios: Skeet Ulrich e Laura Harrier nel cast del film

Sara Susanna22 Maggio 2019

Hello, Universe: Forest Whitaker e Netflix al lavoro sull’adattamento

Sara Susanna22 Maggio 2019

The Art of Self-Defense: nuovo trailer del film con Jesse Eisenberg

Sara Susanna22 Maggio 2019