Creed II, la Recensione – NO SPOILER

Anteprime
Stefano Dell'Unto

Nel 1985, in piena Guerra Fredda, il pugile sovietico Ivan Drago uccise Apollo Creed, ex-campione del mondo dei pesi massimi, in quella che doveva essere un’esibizione sportiva amichevole. Rocky Balboa, lo “Stallone Italiano” di Philadelphia, campione in carica, vendicò l’amico battendo Drago a Mosca nella più grande impresa sportiva della sua carriera. Adonis, figlio di Apollo, allenato da Rocky, è ora il nuovo campione del mondo e sta per diventare padre. Tutto sembra filare liscio quando Drago, esiliato dalla madrepatria in Ucraina e pieno di rancore, sfida Adonis ad affrontare suo figlio, il possente Viktor. Per entrambi i pugili è l’opportunità di riscattare il proprio nome e l’orgoglio dei rispettivi padri.

Titolo originale: Creed II
Genere: drammatico, sport, azione
Regia: Steven Caple Jr.
Cast: Ryan Coogler, Sylvester Stallone, Tessa Thompson, Dolph Lundgren, Florian Munteanu, Phylicia Rashad
Paese: USA
Durata: 130 min.
Casa di produzione: MGM Studios, New Line Cinema, Warner Bros., Chartoff-Winkler Productions
Distribuzione Italia: Warner Bros. Italia
Data di uscita Italia: 24 gennaio 2019
Data di uscita USA: 21 novembre 2018

Come accade spesso a Rocky e Adonis, la saga di Creed è partita con gli sfavori del pronostico. Nessuno poteva pensare che il figlio di Apollo sarebbe riuscito a entrare nel cuore del pubblico con la stessa forza dello Stallone Italiano e a dimostrarsi un degno erede. A dirla tutta, il primo episodio poteva sembrare un modo piuttosto patetico di trascinare una serie remunerativa oltre l’età del suo protagonista. E, invece, Creed ha steso tutti, critica e pubblico, ci ha fatto innamorare di Michael B. Jordan e Tessa Thompson ed ha fruttato un Golden Globe e una nomination all’Oscar a Sylvester Stallone come miglior attore non protagonista. Plebiscito che non si vedeva dai tempi del capostipite, uscito ormai 43 anni fa. Gran parte del merito va a Ryan Coogler, regista e sceneggiatore, che ha firmato un capolavoro moderno, attraverso uno sguardo autoriale potentissimo, ha seguito la traccia collaudata del film originale senza sedervisi, senza cedere al trend nostalgia, gli ha reso omaggio ma ha dato al nuovo franchise una sua identità forte ed ha saputo tramandare il mito alle nuove generazioni.

Abbiamo tutti tremato quando è stato annunciato che Coogler non sarebbe tornato alla regia del sequel per occuparsi del Black Panther della Marvel. Non che si sia completamente disinteressato, intendiamoci. Coogler è rimasto in veste di produttore esecutivo, ha messo una mano alla sceneggiatura, ha scritto un brano della colonna sonora e ha scelto il suo successore dietro la macchina da presa, Steven Caple Jr., che non resterà un nome sconosciuto ancora a lungo. Altre perplessità sono sorte all’idea di rimettere in gioco il pugile sovietico Ivan Drago, “la transiberiana” di Rocky IV, il villain più celebre della saga. Poteva apparire come una trovata commerciale, una minestrina riscaldata per prendere il pubblico alla pancia e, ancora, puntare sulla nostalgia. Certo, per forza di cose, finisce per essere anche un po’ di tutto questo, ma non solo. Creed II prende da Rocky IV soltanto quello di cui ha bisogno per costruire una nuova storia, ha la struttura di Rocky III e l’intimismo di Rocky II ma riesce ad essere qualcosa di diverso.

Rocky IV era un film di propaganda americana in piena guerra fredda, intriso dell’onanismo reaganiano imperante all’epoca. Il pugile proveniente dai sobborghi di Philadelphia era ormai diventato ricco, potente, parte del sistema, ma era forte del consenso raccolto nei tre episodi precedenti. Che vivesse in una bettola con due tartarughine o in una villa lussuosa con tanto di robot non ce ne importava nulla, perché aveva sempre cuore, incarnava determinati valori e voleva bene alla sua famiglia. L’omicidio di Apollo da parte di Drago era solo una motivazione ulteriore per continuare a fare il tifo per lui. Girato come un videoclip, sostenuto da brani pompati con marche di automobili e abbigliamento sportivo in bella vista, Rocky IV correva in bilico sul kitsch ma restava in equilibrio come buona parte del cinema d’intrattenimento anni ’80, e risultava avvincente nel suo percorso lineare, semplice, netto, dal quale usciva un solo vincitore, Rocky, e due sconfitti, Drago e Apollo.

A ben pensarci non è affatto uno spunto banale. Raramente un film ha inizio con eroe e villain che devono vendicare i rispettivi genitori. Di solito si ha un vincitore e uno sconfitto che vuole la rivincita. Rocky IV, invece, è il preludio perfetto che permette ad Adonis e Viktor di partire entrambi da una disfatta ed essere mossi dalle stesse motivazioni. E’ lo scontro di due famiglie. Quella di Adonis è funzionale, resta coesa e sa riconciliarsi nelle difficoltà. Rocky ha problemi a comunicare col figlio e si troverà in contrasto anche col “figliastro” Adonis sulla decisione di affrontare Viktor. Ivan Drago, invece, è pieno di rancore e commette il tipico errore genitoriale di riversare la sua sete di rivalsa e le sue aspettative sulle spalle del figlio caricando il rapporto di tensione. Brigitte Nielsen torna nel ruolo dell’ex-moglie Ludmilla e le bastano un paio di scene per diventare la dark lady del film. Due interpretazioni quelle di Stallone e di Dolph Lundgren che hanno richiesto un coinvolgimento emotivo notevole e che rappresentano la tappa di un percorso personale. Nel 2012, Stallone ha perso il figlio Sage (interprete di Rocky Jr. nel quinto film della saga) a soli 36 anni. Lundgren ha raccontato di aver subito violenze dal padre quand’era piccolo ma non ha mai smesso di volergli bene.

Non ci si aspetti il classico sequel più grosso e con più muscoli rispetto all’originale. E’ un film più modesto, meno ambizioso, eppure ugualmente avvincente, forse anche di più. La filosofia è sempre la stessa. La vita colpisce più duro fuori che dentro il ring e la contesa sportiva diventa una metafora di quanto raccontato fino a quel momento. Quando il peggio sembra essere passato, il povero Adonis subisce la vera legnata da cui dovrà rialzarsi.

Caple Jr. non fa rimpiangere Coogler. Non si avventura nei virtuosi piani sequenza del predecessore ma fa parlare anzitutto immagini e musica, i due elementi principali che dovrebbero sempre veicolare l’emozione del pubblico in un’opera cinematografica.  Due i momenti emblematici.

Anzitutto, l’allenamento prima dell’incontro finale con il brano di A$AP Rocky incastonato nelle note esaltanti di Ludwig Goransson. Rocky si allenava sulla neve. Adonis lo fa sotto il sole cocente del deserto californiano. In un montaggio incrociato assistiamo anche alle sessioni di Viktor col padre. E bastano un paio di primi piani per spiegare tutto il loro rapporto.

E poi c’è il round decisivo. Il miglior ultimo round dell’intera saga. Contiene tutto il film. Un lavoro enorme di scrittura, regia e montaggio. L’iconico tema musicale di Rocky irrompe con una potenza emotiva devastante, diventa l’anima e il cuore del film, spinge Adonis oltre l’impossibile.  E’ più che un passaggio di testimone, è il momento in cui sembra di vedere ancora Rocky sul ring reincarnato nel suo successore.  Il sangue sale al cervello del pubblico, si perde qualsiasi raziocinio e ci si ritrova in piena esaltazione a fare il tifo per Adonis sferrando pugni nel vuoto davanti allo schermo. In pochi minuti, tutti i personaggi trovano il proprio compimento e vengono risolti solo dal linguaggio cinematografico. Non c’è bisogno di parole. Ivan Drago resta sospeso tra un atteggiamento antisportivo odioso e la ricerca di un riscatto umano. Rocky si sistema il borsalino sulla testa e abdica. E’ il tuo momento, Adonis. Tocca a te.

Creed II

8.4

Regia

8.5/10

Sceneggiatura

7.5/10

Cast

8.5/10

Effetti visivi

8.5/10

Colonna sonora

9.0/10

Pros

  • Struttura semplice e avvincente
  • I momenti decisivi sono risolti dal linguaggio cinematografico, immagini e musica
  • Recuperato alla grande il personaggio di Ivan Drago.
  • Il tema musicale di Rocky ha una potenza emotiva devastante.

Cons

  • Film più modesto rispetto all'originale.

Altri articoli in Anteprime

Captain Marvel, la Recensione – NO SPOILER

Andrea Prosperi5 Marzo 2019

Dragon Ball Super: Broly, la Recensione – NO SPOILER

Alessandro Niro15 Febbraio 2019

Dragon Trainer – Il Mondo Nascosto, la Recensione – NO SPOILER

Andrea Prosperi31 Gennaio 2019

Spider-Man: Un Nuovo Universo, la Recensione – NO SPOILER

Andrea Prosperi16 Dicembre 2018

Il ritorno di Mary Poppins, la Recensione – NO SPOILER

Andrea Prosperi14 Dicembre 2018

A Star is Born, la Recensione – NO SPOILER

Andrea Prosperi10 Ottobre 2018