Da Unbreakable a Glass – Trilogia o l’alba di un nuovo universo?

Cinema
Andrea Prosperi
Lettore ossessivo-compulsivo, quando non è su Twitter lo trovate a scrivere articoli sulle ultime novità del mondo dei fumetti.
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Parliamoci chiaro: quando, nel 2000, uscì Unbreakable, nessuno avrebbe pensato a possibili seguiti per la pellicola. Il mondo dei supereroi non era forte come oggi al cinema, reduce da un decennio, gli anni ’90, che sembravano averne concluso le gesta, con i deludenti ultimi film dedicati a Batman, e sarebbe stato proprio il decennio successivo, iniziato con il nuovo millennio, a lanciare i semi per il successo mondiale, con la trilogia dello Spider-Man di Raimi e quella del Batman di Nolan, senza dimenticare il mondo degli X-Men creato da Fox, mentre timidamente si sarebbero fatti spazio i Marvel Studios. Eppure è così strano pensare come vedere oggi Unbreakable sia tremendamente valido, una sorta di critica del genere ante litteram, dando a Shyamalan un sapore quasi profetico.

Tutto ciò per un film che, come già detto, sembrava dover nascere e morire in quell’unica pellicola. Per questo nessuno, all’uscita di Split, nel 2016, avrebbe potuto pensare di vedere il film chiudersi con il personaggio di David Dunn, preannunciando uno scontro tra l’eroe interpretato da Bruce Willis e la Bestia di James McAvoy.

Una scena sorprendente come poche altre: vedere Bruce Willis ha richiesto il notevole sforzo di riportare alla mente quella pellicola di sedici anni prima, quel thriller dal gusto eroico, quel curioso mix di generi che tanto era piaciuto all’epoca. Tutto ciò unito ad una pellicola completamente differente: se Unbreakable è un film dedicato all’approfondimento dei personaggi, ad una oscura e costante calma tipica di un thriller classico, Split si rivela un racconto veloce, a tratti confuso, tentando di essere un thriller ma riscoprendosi un action movie dai tratti splatter. Eppure, in quel finale, due strade si sono incontrate, pronte a confluire in Glass, al cinema in Italia dal 17 Gennaio.

Abbiamo già avuto modo di recensirlo, ed eviteremo accuratamente gli spoiler, cercando di comprendere le intenzioni del regista. Se il primo film era dedicato all’indistruttibile David Dunn, e il secondo ha trovato come protagonista le ventiquattro personalità di Kevin Wendell Crumb, il nome sulla locandina parla chiaro: il protagonista è l’Uomo di Vetro, Elijah Price, la mente criminale dietro ai disastri di ormai quasi vent’anni prima, interpretato ancora una volta da Samuel L. Jackson.

Si chiude così il cerchio, donando a ognuno dei tre personaggi “super” di Shyamalan il loro spazio, immergendoli non in un mondo fatto di altre creature sovrannaturali, ma gettandoli in un mondo il più reale possibile. Proprio qui sta la particolarità del lavoro del regista: non porta sullo schermo un mondo fatto di tute appariscenti o calzamaglie aderenti, ma porta in sala la strada, il mondo reale, arrivando a condurre lo spettatore all’interno di un ospedale psichiatrico. Non ci sono Avengers Tower, non c’è una tecnologia inesistente, non ci sono creature aliene. Ci sono solamente dei personaggi più che umani, all’interno di un mondo fin troppo umano.

Non si può non notare una forte assonanza con Watchmen, capolavoro fumettistico di Alan Moore, portato nelle sale nel 2009 da Zack Snyder. Anche in ciò la prima pellicola di questa strana “trilogia” è stato un precursore, cogliendo alcuni spunti proprio dal Watchmen fumettistico, e mostrandoci un lavoro cinematografico ispirato proprio da alcune delle atmosfere di Moore.

Non resta dunque che chiedersi se per Shyamalan questa sia “una storia di origini”, da proseguire attraverso altri personaggi e situazioni, creando il proprio universo condiviso, o se sia la conclusione di un percorso iniziato in maniera insospettabile diciannove anni fa, precorrendo i tempi, per poi cavalcarne pienamente le potenzialità proprio con Glass. Un percorso tortuoso, in cui diverse strade si uniscono in una curiosa unità: riuscirà a conquistarvi?

Glass è nei cinema italiani dal 17 Gennaio.

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