Cinema
Stefano Dell'Unto

David Dunn, vigilante dotato di forza sovrumana, dà la caccia a Kevin Wendell Crumb, detto “la Bestia”, schizofrenico assassino dalla possanza fisica altrettanto elevata. I due vengono catturati e rinchiusi in un ospedale psichiatrico dove risiede già Elijah Price, il geniale “uomo di vetro”, affetto da osteogenesi e ridotto in stato catatonico. La dr.ssa Staple è convinta che i tre siano affetti da manie di grandezza e ha tre giorni di tempo per curarli. 

Titolo originale: Glass
Genere: thriller, fantascienza, drammatico, mystery
Regia: M. Night Shyamalan
Cast: Bruce Willis, James McAvoy, Samuel L. Jackson, Sarah Paulson, Anya Taylor-Joy, Spencer Treat Clark
Paese: USA
Durata: 129 min.
Casa di produzione: Blinding Edge Pictures, Blumhouse Pictures
Distribuzione Italia: Walt Disney Italia
Data di uscita Italia: 17 gennaio 2019
Data di uscita USA: 18 gennaio 2019

“È sempre stata una storia delle origini”, dice Elijah Price circa la vicenda che coinvolge lui, Dunn e la Bestia. Anche per M. Night Shyamalan, riprendere in mano il mondo di Unbreakable ha rappresentato un ritorno ai suoi inizi fastosi. Il film con Bruce Willis e Samuel L. Jackson, uscito nel 2000, era un’avvincente riflessione post-modernista sul tema supereroi, genere che, proprio in quel periodo, stava riesplodendo sul grande schermo. Fu il secondo acuto del regista dopo il successo del parapsicologico Il Sesto Senso. L’ascesa proseguì con Signs, che mescolava invasione aliena e misticismo religioso, e con la riuscita metafora politica di The Village. Poi la parabola discendente, con l’inconcludente parabola ecologica di E venne il giorno, l’appesantito cinecartoon L’ultimo Dominatore dell’Aria e After Earth, sfiatata avventura di fantascienza post-apocalittica con Will Smith e figlio. Jason Blum, Re Mida dell’horror a basso costo, è venuto in soccorso del buon M. Night producendogli The Visit, efficace digressione del mockumentary horror. E poi, due anni fa, c’è stato il plebiscito di Split, avvincente thriller psicologico che, solo nella scena durante i titoli di coda, rivelava essere parte dello stesso universo di Unbreakable.

Per il terzo episodio, il regista e sceneggiatore non ha aspettato altri diciassette anni ma, sempre affiancato da Blum, ha messo subito in cantiere lo showdown. Si tratta di un thriller psicologico ambientato quasi del tutto in un’unica unità di luogo. Attraverso la figura della dr.ssa Staple (Sarah Paulson) viene operata una destrutturazione del mito, smontato dalla psicanalisi e dal contesto realistico del racconto. Il tarlo del dubbio s’insinua anche nel pubblico. Quelli che abbiamo visto nei due film precedenti sono davvero esseri sovrannaturali o si tratta solo di megalomani e le loro capacità hanno una spiegazione scientifica? Un gioco di specchi quello tra reale e immaginario che è una delle pietre fondanti della cinematografia di Shyamalan.

Ed è la prima volta che il regista si trova a dirigere un sequel vero e proprio e che torna a manovrare, fin dall’inizio del film, personaggi che aveva già gestito in precedenza. L’inesperienza in tal senso si vede. Nello sviluppo dei nuovi archi narrativi c’è qualche palese affanno. Shyamalan commette lo stesso errore che Tim Burton fece coi suoi Batman, quello di considerare i villain più affascinanti dell’eroe e di concedere loro maggiore spazio. Bruce Willis ha i suoi momenti all’inizio e alla fine della storia, si esibisce in un paio di scazzottate sterili con la Bestia, per sparire in tutta la parte centrale senza giocare alcun ruolo fondamentale.

James McAvoy continua a gigioneggiare, per il sollazzo suo e del pubblico, con le personalità della Bestia controbilanciate dalla Bella Anya Taylor-Joy in quella che pare una Sindrome di Stoccolma a scoppio ritardato. Il titolo del film spoilera quello che è il vero protagonista della storia, anche se trascorre buona parte della vicenda in stato catatonico. L’Uomo di Vetro continua ad essere il mastermind, il deus ex machina, la fede nell’arte sequenziale che tramanda il mito.

L’ambientazione e alcune dinamiche ripetitive, come le trasformazioni di Crumb nella Bestia, rischiano di far scadere il film nella monotonia. E invece Shyamalan ricorre a tutte le sue risorse per vivacizzare la narrazione. Costruzione dell’immagine studiata nel dettaglio, cambi continui d’inquadratura dettati da un montaggio ritmato, la fotografia di Mike Gioulakis che veicola lo stato emotivo del pubblico e poi le sinistre sonorità di West Dylan Thordson a mantenere la tensione costante. Le scene d’azione funzionano tutte, bilanciano bene violenza e thrilling e lasciano il raro splatter fuori campo.

E’ un film di supereroi ma è anche un anti-blockbuster, laddove non ci sono i mezzi né la portata di un film ad alto budget e il regista riesce a sopperire con grande qualità. Si veda tra l’altro la promessa mancata di un finale da grande action-movie, proprio a rispondere in maniera beffarda  e minimalista ai cliché da filmone hollywoodiano.

Anche nei momenti più prevedibili, e ce ne sono, il film scorre grazie ad una messinscena che è sempre più interessante della storia, una forma che sovrasta di gran lunga il contenuto a tratti pretenzioso. Quando bisogna tirare le somme e cercare di arrivare ad un assunto conclusivo, Shyamalan comincia a balbettare e si vomita addosso delle banalità. Beninteso che il colpo di scena finale, marchio di fabbrica del regista, funziona alla grande, e che la risoluzione dei tre protagonisti trova un buon apice emotivo,  pare vi sia una certa indecisione su dove andare a parare nell’epilogo. L’ultima sequenza non ha la potenza iconica che ci si sarebbe potuti aspettare e lascia piuttosto insoddisfatti. C’è una ricercata ed efficace malinconia nell’antiepica in cui scivola la storia ma il Sorvegliante, la Bestia e l’Uomo di Vetro avrebbero meritato un finale più memorabile. 

Glass

7.8

Regia

9.0/10

Sceneggiatura

5.0/10

Cast

8.0/10

Effetti visivi

8.0/10

Colonna sonora

9.0/10

Pros

  • La regia di Shyamalan sopperisce alle carenze di sceneggiatura
  • Colonna sonora sinistra ed efficace
  • Samuel L. Jackson e James McAvoy una spanna sopra gli altri interpreti
  • La fotografia veicola bene le emozioni del pubblico
  • Divertenti tutte le scene d'azione

Cons

  • Bruce Willis lasciato troppo in disparte
  • Sceneggiatura incerta, scade in qualche dialogo soporifero e in un finale insoddisfacente

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