Gli Ultimi Jedi – Ecco come Rian Johnson ha girato gli scambi tra Rey e Kylo Ren

Cinema
Giorgio Paolo Campi
Innamorato del cinema da quando a sei anni vide "I predatori dell'Arca perduta". E' in procinto di fondare una religione che proclami Macaulay Culkin il nuovo messia.

Innamorato del cinema da quando a sei anni vide "I predatori dell'Arca perduta". E' in procinto di fondare una religione che proclami Macaulay Culkin il nuovo messia.

Gli Ultimi Jedi, come tutti hanno notato, ha significativamente ampliato le possibili modalità di utilizzo ed applicazione della Forza rispetto a quanto gli altri film della saga ci avevano abituato a credere, e non sono mancate le critiche anche in questo senso, da parte dei puristi e dei più conservatori: Leia si mantiene intatta nel vuoto siderale, Luke proietta un ologramma che sembra poter liberamente interferire con l’ambiente fisico in cui si trova – persino se si tratta di un pianeta differente – e sviluppa una capacità di “chiudersi” alla Forza, reagendo di fronte alla paura in modo diametralmente opposto rispetto a quanto avesse fatto suo padre, che per bramosia di potere si era concesso al Lato Oscuro.

L’idea più importante però, forse, consiste nella considerazione che mediante la Forza si possa allacciare una connessione mentale tanto intima e tanto potente da oltrepassare il confine della semplice intuizione o del sentore di una presenza, di uno scompenso o una concentrazione del “campo di energia”, com’era sempre avvenuto fino a questo episodio VIII. Rey e Kylo Ren (che in queste sequenze appare certamente più Ben Solo), seppure a distanza di interi sistemi stellari, appaiono dialogare tra loro come se fossero faccia a faccia, nella stessa stanza, in molti scambi pregni di pathos e caratterizzati in filigrana da una carica soggiacente di erotismo che non è sfuggita ai più (i dirompenti pettorali di Driver sono già diventati un meme). Appena prima che Luke interrompa il contatto, Ben sembra persino sconfinare concretamente su Ahch-To per sfiorare la mano di Rey, all’interno della capanna.

La regia di Johnson, con la prevalenza di primi e primissimi piani, dal canto suo ha contribuito a focalizzare l’attenzione sui volti degli attori, sul loro spessore psicologico ed emotivo, valorizzando non solo la loro interpretazione, ma anche dal punto di vista narrativo, i sentimenti contrastanti che lacerano i due protagonisti e che sfoceranno nel confronto diretto dopo la morte di Snoke e la sconfitta delle Guardie Pretoriane d’Élite. Entrambi sembrano rivolgere il proprio sguardo a mezz’aria, come a cercarsi l’un l’altra senza mai afferrarsi completamente. Eppure, al contempo, regia e attori sembrano tanto affiatati che sembra lecito dubitare che le sequenze siano state girate in momenti diversi. E infatti non è così.

Secondo quanto dichiarato dal regista Rian Johnson a People, organizzando le riprese di queste sequenze egli volle sempre che i due interpreti fossero fisicamente presenti l’uno di fronte all’altra, anche a costo di sforzi aggiuntivi:

“Per quelle connessioni tramite la Forza, avevo bisogno che si parlassero. E ho pensato che la cosa più ardua che Rey potesse affrontare fosse essere costretta a parlare con la persona che disprezza completamente. E così anche il pubblico, noi odiamo che egli si intrometta. Rey doveva agire anche per conto nostro, ed è per questo che in quelle prime poche conversazioni gli sputa in faccia. Ogni singola volta che riprendevamo uno dei lati, l’altra persona era lì presente, anche se non veniva ripresa. Fino al punto in cui Adam volava fino in Irlanda per essere lì – non ripreso – per la parte di Daisy, cosa che era essenziale perché sono conversazioni molto intime. E questo inoltre ha significato, in buona sostanza, che abbiamo dovuto girare ciascuna di quelle scene due volte, perciò anche il tempo per le prove è stato molto importante. E il mio editor Bob Ducsay ha fatto uno splendido lavoro in seguito, facendo apparire il tutto senza cuciture evidenti”.

 Il rapporto tra Ben e Rey, già abbozzato verso la fine di episodio VII, viene grandemente sviluppato ed approfondito in questo film della saga: muovendosi da un odio genuino nei confronti di Ben per il parricidio, Rey comincia a sviluppare verso di lui una forma di compassione (ma, come abbiamo detto, non del tutto priva di una certa carica erotica) e la volontà di redimerlo dall’abisso di oscurità in cui sta precipitando.

Dal canto suo, Kylo Ren, dopo aver rinunciato completamente alla maschera che rappresentava il legame simbolico con il suo retaggio vaderiano, ha dispiegato una stratificazione ed una complessità psicologiche che, anche sulla linea della trilogia prequel, tendono a sfatare il mito del villain inscalfibile (il monolitico Snoke, ultimo baluardo di questa narrazione, appare quasi come un anacronismo, e viene eliminato senza crismi), contribuendo a tematizzare il male nella stessa misura in cui nel film viene problematizzato il bene (o forse sarebbe meglio dire l’Equilibrio), attraverso la figura di Luke.

Fonte: People (via CB)

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