Halloween, la Recensione – NO SPOILER

Cinema

Sono trascorsi quarant’anni dagli efferati omicidi di Haddonfield commessi dal folle assassino mascherato Michael Myers. Laurie Strode, unica sopravvissuta di quella strage, vive nella paranoia del ritorno di Myers, ha due matrimoni falliti alle spalle e ha perso la custodia di sua figlia Karen. L’incubo di Laurie diventa realtà quando Myers evade dal manicomio criminale ed è pronto a terminare la sua caccia nella notte di Halloween.

Titolo originale: Halloween
Genere: horror
Regia: David Gordon Green
Cast: Jamie Lee Curtis, Judy Greer, Andi Matichak, James Jude Courtney, Will Patton, Virginia Gardner, Haluk Bilginer
Paese: USA
Durata: 106 min.
Casa di produzione: Blumhouse Productions, Miramax, Night Blade Holdings, Rough House Pictures, Trancas International Films, Universal Pictures
Distribuzione Italia: Universal Pictures International Italy
Data di uscita Italia: 25 ottobre 2018
Data di uscita USA: 19 ottobre 2018

E’ buffo pensare che la festa di Halloween venga associata ad ogni sorta di creatura mostruosa e bizzarra mentre la più celebre saga cinematografica horror intitolata alla ricorrenza ha per protagonista un serial killer che indossa semplicemente una maschera del capitano Kirk di Star Trek, ovvero il volto rassicurante di William Shatner reso inquietante dall’omissione di occhi e sopracciglia. I meccanismi della paura sono strani e meravigliosi. Un volto amorfo e inespressivo può spaventare più di uno zombi in decomposizione o di qualche orribile bestia aliena. Idea semplice e, soprattutto, economica quella della maschera di Shatner. L’Halloween originale del 1978 era un film a bassissimo budget (appena 300.000 dollari), inventato a tutto tondo da John Carpenter che ne fu co-soggettista e regista, compose le musiche e prestò anche la sua voce in fase di doppiaggio, reinventò le regole dello slasher e diede il via alla golden age del sottogenere.

Siamo stati tutti entusiasti quando abbiamo saputo che Carpenter sarebbe tornato a gestire il nuovo episodio con gli stessi ruoli che ebbe nell’originale ad eccezione della regia, lasciata a David Gordon Green. Deus ex machina del progetto quel Jason Blum che ha fatto dell’horror a basso costo il marchio distintivo della sua casa di produzione, sforna franchise originali come se niente fosse, Sinister, Paranormal Activity, Insidious, La notte del giudizio, e riesce a farli funzionare tutti. Rimette pure in piedi Shyamalan dopo troppi passi falsi ed arriva a porre il marchio della Blumhouse su prodotti indipendenti d’altissimo profilo e di vario genere quali il pluripremiato Scappa – Get Out e il recente BlackKklansman di Spike Lee.

L’idea alla base del ritorno di Michael Myers si basa su una formula che sta prendendo sempre più piede nel rilancio dei brand di successo. Anziché realizzare un remake del film originale, operazione spesso invisa al pubblico, si riparte da quello che ha funzionato e ci si sbarazza di tutto il resto. Il nuovo Halloween vuol essere il sequel diretto del capostipite, ignorando ben sette episodi usciti da allora oltre ai remake di Rob Zombie. E’ esattamente quello che si è tentato di fare qualche anno fa con Superman Returns ed è quanto stanno facendo James Cameron e Neill Blomkamp con i nuovi Terminator e RoboCop.

L’avvio è promettente. Un bel prologo simbolico nel manicomio criminale, con Michael Myers in piedi, inquadrato di schiena, silenzioso, mentre il film originale si apriva con il piccolo Myers ripreso frontalmente dopo aver ucciso la sorella. Poi i titoli di testa con l’iconico tema composto da Carpenter e la zucca marcia che torna integra a resuscitare il franchise. Quindi Jamie Lee Curtis che riprende il ruolo di Laurie Strode, la final girl santa e innocente di quarant’anni fa, filtrata attraverso l’attuale ondata femminista, è diventata una guerriera emancipata e solitaria laddove la caratterizzazione del ’78 venne criticata per un certo moralismo e perbenismo di fondo che Carpenter ha sempre rigettato.

Siamo quindi tornati nell’universo di Halloween. I personaggi sono quelli, l’atmosfera pure. La sceneggiatura, che di idee pretestuose e poco credibili ne inanella parecchie, butta lì un comodo incidente stradale per far evadere Myers, guarda caso, poco dopo la visita di due giornalisti in possesso della sua maschera. E mentre il killer torna ad indossarla, il film la getta via mostrandosi per quello che è. A conti fatti, siamo di fronte all’ennesimo Risveglio della Forza che non ha il coraggio di uscire dai canoni della saga e sa più di remake che di sequel, come, del resto, il titolo lascia supporre. Non porta avanti alcun discorso, gioca sul sicuro e non propone nulla di diverso, tranne un ribaltamento dei ruoli poliziotto-psichiatra, rispetto al prototipo, che dà adito all’unico, strampalato colpo di scena del film.

Con Carpenter alle spalle, David Gordon Green non può permettersi licenze, non può dare un proprio approccio autoriale né correre rischi come fece Rob Zombie con il remake. D’altronde Gordon Green non pare il tipo da avere velleità di sorta a giudicare da un curriculum fatto di commediacce R-rated (Strafumati, Sua Maestà, Lo Spaventapassere) e serie tv. L’unico vezzo è un comodo piano sequenza a metà film che ricalca quello in apertura del film originale. Ma se, quarant’anni fa, la steadicam era agli albori (fino a quel momento era stata utilizzata solo in tre film, tra cui Rocky), oggi l’effetto è molto meno potente e innovativo.

Lo scontro finale vira all’home invasion thrilling con Myers e Laurie che diventano Terminator e Sarah Connor. Più action che horror. Ed è proprio nell’epilogo che il film presenta la maggiore delusione. L’esaltazione della famiglia è diventata il tema più abusato ad Hollywood ed ottimi horror recenti hanno saputo controbattere destrutturandola e mettendone a nudo le disfunzioni in maniera spietata. La storia di Laurie con sua figlia e sua nipote, invece, trova un finale consolatorio e riconciliante. Il pubblico non dovrebbe mai uscire sollevato dalla visione di un horror. E da Carpenter vogliamo molta più cattiveria.

Halloween

6.6

Regia

6.0/10

Sceneggiatura

4.0/10

Cast

7.0/10

Effetti visivi

7.0/10

Colonna sonora

9.0/10

Pros

  • Un paio di momenti iconici ben piazzati.
  • La colonna sonora di Carpenter è sempre efficace.
  • Splatter ed effetti pratici di buona fattura e niente digitale.
  • Jamie Lee Curtis è fantastica.

Cons

  • Troppo convenzionale. Più remake che sequel.
  • Sceneggiatura pretestuosa con un colpo di scena poco credibili.
  • Il piano sequenza non regge il confronto con quello del film originale.
  • Finale consolatorio inaccettabile per un horror.

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