Hellboy, la Recensione – NO SPOILER

Cinema
Stefano Dell'Unto

Hellboy, detective demoniaco del BPRD, agenzia che difende la Terra dalle creature sovrannaturali che la minacciano, viene inviato in Inghilterra per affrontare tre giganti. Dopo aver scoperto le proprie origini, Hellboy deve affrontare Nimue, la Regina di Sangue, smembrata da Re Artù e resuscitata per scatenare la sua vendetta contro l’umanità.

Titolo originale: Hellboy
Genere: fantasy, avventura, horror, azione
Regia: Neil Marshall
Cast: David Harbour, Ian McShane, Milla Jovovich, Sasha Lane, Daniel Dae Kim, Stephen Graham, Thomas Haden Church
Paese: USA
Durata: 120 min.
Casa di produzione: Millennium Films, Summit Entertainment, Dark Horse Entertainment, Lawrence Gordon Productions, CB Films
Distribuzione Italia: M2 Pictures
Data di uscita Italia: 11 aprile 2019
Data di uscita USA: 12 aprile 2019

Mike Mignola, creatore di Hellboy, ha dichiarato che la nuova trasposizione cinematografica darà al pubblico la versione più autentica, “unica ed originale” del personaggio. Parliamoci chiaro. L’Hellboy di Mignola, così autoriale per concezione grafica e stilizzazione, diventa sempre qualcosa di diverso ogni volta che viene traslato in un live-action. E’ inevitabile. La versione di Guillermo del Toro, seppur apprezzata dai fan, aveva comunque un mood differente rispetto alla controparte cartacea, era meno dark e minimalista e molto più slapstick e magniloquente sul piano visivo, fin quasi a sfiorare la saturazione kitsch nel sequel.

Anche stavolta siamo di fronte a qualcosa che vuol essere l’Hellboy di Mignola ma, per forza di cose, per la volontà di realizzare uno splatter iperviolento vietato ai minori, finisce per essere un’iterazione del tutto a se stante. La sceneggiatura che affonda le radici nella mitologia anglosassone e la volontà di mettere in scena horror e violenza in maniera così cruda hanno portato alla scelta dell’inglese Neil Marshall per la regia. Autore di alcuni notevoli horror, tra cui il capolavoro The Descent, tutti puntualmente ambientati in Gran Bretagna, Marshall ha diretto anche il penultimo, cruento episodio della seconda e quarta stagione di Game of Thrones (per intenderci, La Battaglia delle Acque Nere e la battaglia sulla Barriera) ed ha sempre prediletto gli effetti visivi pratici a quelli digitali. Nel caso di Hellboy, quindi, sembra davvero l’uomo giusto al posto giusto anche se è costretto a destreggiarsi con un livello produttivo modesto ed un budget risicato.

La vicenda della Regina di Sangue e il suo legame con Hellboy sono un filo conduttore che inanella short stories, come quelle del fumetto originale, solo vagamente collegate tra loro. Lo scontro col wrestler vampiro, la battaglia coi giganti, le storie delle origini dei vari personaggi, hanno poco o nulla a che vedere con la linea narrativa principale. Potrebbe venirne fuori un film slegato. Ne risulta invece una struttura vivace, ritmata, ricca di invenzioni e priva di momenti morti. Si ha appunto la sensazione di leggere vari albi di Hellboy uno dietro l’altro.

Il motore emotivo principale è il rapporto tra Hellboy (David Harbour), duro dal cuore tenero, brutale, irascibile, a tratti malinconico, e suo padre (Ian McShane), dinamica che i fan conoscono ormai benissimo. I comprimari, il giaguaro mannaro Ben Daimio (Daniel Dae Kim) e la medium Alice Monaghan (Sasha Lane), sono stati scelti per evitare di riproporre Abe Sapien e Liz, già visti nei film precedenti. Milla Jovovich è splendida anche smembrata e c’è spazio pure per un cameo di Lobster Johnson (Thomas Haden Church), supereroe della Seconda Guerra Mondiale e protagonista del suo spin-off a fumetti. L’umorismo nero, tipicamente britannico, che vena gag e dialoghi fornisce il giusto contrappunto alle sequenze più cruente e permette di affezionarsi ai personaggi.

Sulla messa in scena il discorso si fa più complicato. Gli effetti pratici da b-movie horror funzionano. Marshall si sofferma con gusto sul make-up raccapricciante, le secchiate di sangue e tutto ciò che è tangibile e riesce a reggere primi e primissimi piani. Poi, però, entrano in campo gli effetti digitali, quelli che a Marshall non piacciono e che il budget non è in grado di sostenere. E sono dolori. Il regista, pur ispirato, non lesina virtuosismi e ce la mette tutta per dissimulare i difetti dove può. Anziché procedere con furbizia per sottrazione, però, il film cala le braghe e finisce per mettere fin troppi pupazzoni digitali sullo schermo in maniera sfacciata e con pretese megalomani da disaster movie nel finale. E tutto si appiattisce sotto la qualità di una serie tv per Syfy channel.

Si giunge ad una risoluzione prevedibile ed affrettata, un epilogo fan service e due scene durante i titoli di coda lì apposta per ampliare il franchise. E’ l’ennesimo titolo della Millennium Films che ha pretese da Europa League ma finisce a lottare per la salvezza e, magari, alla fine si salva pure rischiando di essere ricordato più come un cult divertente e sgangherato che come il blockbuster che avrebbe la pretesa di essere.

Hellboy

6.9

Regia

8.5/10

Sceneggiatura

7.0/10

Cast

7.5/10

Effetti visivi

4.0/10

Colonna sonora

7.5/10

Pros

  • Neil Marshall è bravo anche se deve vedersela con un livello produttivo mediocre
  • Bene tutto il cast, a cominciare da David Harbour
  • Struttura vivace, ritmata e ricca di invenzioni

Cons

  • Effetti digitali disastrosi che appiattiscono la qualità di tutto il film

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