Il Grinch, la Recensione – NO SPOILER

Cinema

Il Grinch è un cinico brontolone che odia il Natale e vive in una grotta del Monte Crumpet insieme al fedele cane Max per estraniarsi dalla gioiosa comunità dei Nonsochì. Con l’approssimarsi dell’ennesima sfarzosa celebrazione delle festività, il Grinch decide di boicottarli travestendosi da Babbo Natale. Dovrà però vedersela con l’altruismo di una tenera bambina.

Titolo originale: The Grinch
Genere: animazione, commedia
Regia: Yarrow Cheney, Scott Mosier
Cast doppiatori versione originale: Benedict Cumberbatch, Cameron Seely, Rashida Jones, Pharrell Williams, Tristan O’Hare
Cast doppiatori versione italiana: Alessandro Gassman, Lucrezia Roma, Daniela Calò, Alessandro Quarta, Vittoria Febbi, Emiliano Coltorti
Paese: Cina, USA, Giappone, Francia
Durata: 86 min.
Casa di produzione: Universal Pictures, Illumination Entertainment, Perfect World Pictures
Distribuzione Italia: Universal Pictures International Italy
Data di uscita Italia: 29 novembre 2018
Data di uscita USA: 9 novembre 2018

La Illumination Entertainment ha un problema coi cattivissimi. Problema relativo, intendiamoci. La trilogia di Cattivissimo Me s’è portata a casa più di due milioni e mezzo di dollari ed ha generato l’altrettanto remunerativa piaga dei Minions, l’esercito di deficienti gialli che sono diventati le mascotte  della casa di produzione. Nonostante il successo, però, i film in questione hanno davvero poco di cattivo o di politicamente scorretto, anzi, sono zuccherosi e buonisti come nemmeno la Disney più sfacciata. La Illumination ha pure qualche problemino col Dr. Seuss. S’è messa di buzzo buono a trasporre i racconti propedeutici per l’infanzia del celebre scrittore e fumettista banalizzando prima Il Lorax, arrivato nelle sale sei anni fa, e riprovandoci ora con Il Grinch, forse la più celebre (e commercializzata) tra le sue opere.

Il Grinch e la Favola di Natale, lo special tv d’animazione del 1966, è ormai un classico e viene riproposto tutti gli anni durante le feste negli USA come Fantaghirò o Una poltrona per due da noi. L’adattamento live-action del 2000, diretto da Ron Howard, con uno Jim Carrey tanto irriconoscibile sotto il pelo verde da fruttare un Oscar per il make-up, funzionava perché i Chi, i Nonsochì o qualunque sia la traduzione a cui vogliate fare riferimento, erano caramellosi e nauseanti al punto da farci empatizzare col Grinch e seguire la storia attraverso la sua prospettiva.

Ecco, sta proprio qui l’errore fondamentale della nuova trasposizione. Dopo la prima mezz’ora, viene spiattellata una banalissima ed inedita back-story del Grinch, cresciuto in un orfanotrofio, ignorato da tutti e lasciato solo durante le feste. Si empatizza con lui per i motivi sbagliati. Non per rigetto del buonismo natalizio ma per compassione. E’ peggio di un Cattivissimo Me dal cuore tenero. E’ un cattivo che suscita pietà e desideri che si integri con i Chi prima del tempo. Certo, la storia deve andare a parare lì, l’epilogo è quello, è inevitabile, ma questo è un patetico Scrooge che muore sul nascere. E’ una caratterizzazione sterile che getta alle ortiche la potenziale performance al doppiaggio di Benedict Cumberbatch. In italiano, la voce del Grinch è di Alessandro Gassman. Se, al cambio, ci perdiamo o ci guadagniamo decidetelo voi.

Ancora peggio, dall’altra parte della barricata c’è la mamma single con due gemellini da crescere. E come fai a fare il tifo contro? Come fai ad essere cattivo fino in fondo? Sul piano emotivo, è una situazione ricattatoria senza via di scampo.

Il mondo ideato da Seuss è riconoscibile dagli animali batuffolosi e dai Chi capelloni, tutto sommato sopportabili e simpatici. La scenografia natalizia, per quanto sfarzosa, non sfocia nel kitsch e non è stomachevole. Il cane Max ha lo stesso aspetto e mimica del suo omonimo in Pets – Vita da Animali e il Grinch usa gadget fantatecnologici che sembrano la versione analogica di quelli di Cattivissimo Me.

Una volta introdotti mondo e personaggi, la storia dovrebbe entrare nel vivo ma sceneggiatori e regia non sanno da che parte andare. Si procede per gag puerili ed innocue, con qualche tocco di post-modernismo e vengono imbastite un paio di sottotrame imbarazzanti ed inutili tanto per allungare il brodo. L’avventura della piccola Cindy e dei suoi amici per catturare Babbo Natale non va a parare da nessuna parte mentre la renna cicciona è un mezzuccio facile per suscitare tenerezza e ilarità. Il lieto fine è quello giusto ma ci si arriva restando politicamente corretti, lontani dagli uccelli che esplodono di Shrek e dall’umorismo caustico dei Griffin. E’ un Grinch al più dispettoso, brontolone, che teme il Natale anziché sbeffeggiarne le disfunzioni consumistiche e, nel confronto, esce completamente sconfitto.

Il Grinch

5.2

Regia

5.0/10

Sceneggiatura

4.0/10

Cast

6.0/10

Animazione

6.0/10

Colonna sonora

5.0/10

Cons

  • Il Grinch manca di vera cattiveria e suscita compassione.
  • Non ci sono idee né sul piano visivo né narrativo.
  • Un paio di sottotrame inutili messe lì per allungare il brodo.

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