John Wick 3: Parabellum, la recensione – NO SPOILER

Cinema
Mario Mancuso
Amo le storie e amo seguirle tramite cinema, serie tv, videogiochi, fumetti, calcio e basket. Amo parlare di queste passioni assieme ad altre persone che le condividono
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Tempo di lettura: 4 minuti

Il primo John Wick, uscito nel 2014, fu un toccasana per il genere action. Keanu Reeves interpretava un sicario ritiratosi dalle scene, costretto a rimettersi in gioco a causa dell’assassinio del suo cane. Combattimenti violenti, sangue e inseguimenti alla velocità della luce erano gli elementi preponderanti in un film che ha preso ciò che negli anni ’90 apparteneva a Steven Seagal e alle altre stelle del genere, per reinterpretarlo in chiave contemporanea. John Wick 3: Parabellum prende tutti questi elementi e li eleva alla decima per darci un tripudio di combattimenti spettacolari in un bagno di adrenalina. A far da cornice la fotografia accesa che già aveva contraddistinto i precedenti capitoli: tutto è illuminato dai led, come se la strada fosse un set fotografico pronto a riprendere mandibole e arti spezzati.

Il regista Chad Stahelski e gli sceneggiatori hanno deciso poi di approfondire e rendere più presente che mai l’entità della Gran Tavola, che si manifesta nella persona della glaciale giudicatrice Asia Kate Dillon e che da questo momento in poi diventerà l’unico e solo grande nemico di John Wick, ormai scomunicato dall’organizzazione dopo gli eventi del capitolo 2. Ora, con una taglia addosso di 14 milioni di dollari l’avventura prosegue al seguito di un John ferito e in pericolo come mai prima d’ora, in fuga da New York per andare in cerca di chi potrà garantirgli l’assoluzione e mettere fine alla sua guerra.

Combattimenti ancora più esagerati

Questo terzo capitolo si apre con il protagonista in fuga dalla grande mela, alla ricerca di alcuni oggetti che gli serviranno nel corso della storia e soprattutto intento a sopravvivere ad un’ondata di assassini che vogliono incassare la taglia che ha sulla testa, portandolo ad una delirante serie di scontri corpo a corpo in cui lo vediamo usare letteralmente ogni oggetto a disposizione per uccidere e dando il via alle sequenze adrenaliniche tipiche della serie tanto apprezzate dai fan.

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Da libri a cavalli scalcianti, passando per una folle sequenza in cui per 5 minuti John e uno sgherro non fanno altro che lanciarsi una serie infinita di pugnali e accette, finendo con un momento alla Macgyver in cui John si assembla la sua colt personalizzata per regalarci una sparatoria in pieno stile western. Questi, insieme alla battaglia finale vanno a costituire i momenti migliori del film, con delle coreografie da pelle d’oca che riescono però a strappare anche qualche risata allo spettatore.

Un occhio al passato

Ma oltre alla guerriglia e alle lotte c’è il cuore pulsante di questa storia. Perché con questo episodio ci addentriamo ulteriormente nel passato di John, oltre il ricordo di sua moglie Helen, andando forse alle radici del killer e ripercorrendo a ritroso la sua vita per permetterci di legare ulteriormente con lui. Si potrebbe dire che ci troviamo in un film che riesce ad andare avanti soprattutto grazie ai legami con il passato del protagonista, che saranno l’unica alternativa possibile e l’unica speranza di rimanere in vita per un uomo senza via di fuga.

E letteralmente l’unica maniera per mandare avanti una storia che dopo due capitoli ha creato attorno a sé un pubblico nutrito, attaccato al personaggio e al brand di John Wick e che quindi per ragioni commerciali, non solo può ma deve andare avanti. E allora ecco una Halle Berry nei panni della vecchia fiamma di John, Sofia, darci dentro assieme al suo cane in un combattimento che nulla ha da invidiare ai corpo a corpo di John (vuoi che Halle si è voluta allenare per stare al passo, al punto da spaccarsi un paio di costole durante le riprese che l’hanno costretta a fermarsi per riprendersi).

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E poi c’è la Gran Tavola, che da entità misteriosa entra in scena dispiegando le sue armate e si manifesta come un’organizzazione che tutto vede, tutto sa e tiene traccia di ogni cosa, decidendo le sorti di ogni pedina in gioco ed espandendo la sua presenza a macchia d’olio in tutto il racconto, dando però forse solo un assaggio di quello che potrebbe essere il suo pieno potere in vista dei capitoli successivi della saga. L’anomalia presente nella storia, che ha reso diversi e unici i primi due film di John Wick da altri film d’azione di questo tipo, sono sempre stati però l’Hotel Continental e il suo gestore Winston (Ian Mcshane), che tornano in questo film e che vediamo da nuove prospettive che valorizzano questo posto tanto da un punto di vista simbolico, quanto da quello estetico.


In conclusione John Wick 3: Parabellum prosegue sulla stessa linea dei suoi predecessori, ridefinisce la soglia del dolore di John e osa attingendo a piene mani dal genere Western e da quello dei film di arti marziali regalandoci alcune sequenze eccitanti ma al tempo stesso divertenti. Sostanzialmente è tutto ciò che avete visto nei due film precedenti ma sotto steroidi per essere ancora più esagerato.

Cosa si inventeranno gli sceneggiatori e coreografi di nuovo dopo tutto ciò che abbiamo già visto per elevare ulteriormente lo status di badass di John Wick?

John WIck 3: Parabellum

6.6

Regia

7.5/10

Sceneggiatura

6.5/10

Cast

7.0/10

Effetti visivi

7.0/10

Colonna sonora

5.0/10

Pros

  • Montaggio dei combattimenti
  • La Gran Tavola presente come la Spectre

Cons

  • Non è una conclusione. Quanto potrà proseguire?

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