L’Atelier, la Recensione – NO SPOILER

Anteprime
Carmen Graziano
Gamer appassionata di Cinema, Anime, Manga, Serie TV e tutto ciò che riguarda Tecnologia ed Intrattenimento. Si narra che nella vita faccia anche altro, ma non ne siamo così sicuri...

Gamer appassionata di Cinema, Anime, Manga, Serie TV e tutto ciò che riguarda Tecnologia ed Intrattenimento. Si narra che nella vita faccia anche altro, ma non ne siamo così sicuri...

Da una cittadina ricca di storia, ecco arrivare sul grande schermo L’Atelier, un film candidato al Festival di Cannes ove ha già vinto il premio “Un Certain Regard”. La scelta della location, di fatti, non sembra essere casuale. La stessa città sembra aver ispirato parte della trama di questo film scritto e diretto da Laurent Catet. Riprendendo spunto da alcuni eventi accaduti in quel paesino francese, la trama è un fitto filamento che riprende anche ideologie politiche e religiose, sottolineando paure e timori degli ultimi anni che hanno causato.


Genere: Drammatico
Regia e Scenggiatura: Laurent Cantet
Colonne Sonore: Bedis Tir, Édouard Pons
Distributore: Teodora Film
Durata: 113′
Data di uscita: 7 Giugno 2018


Trama

Aprendosi con una scena molto particolare, che allo stesso tempo mette in difficoltà lo spettatore, vediamo un gameplay di un videogioco apparentemente di guerra. Il cavaliere si dirige su un’alta montagna in sella al suo cavallo e prosegue a piedi fino alla cima pericolante, dove scaglia tre frecce verso il celo.

– Scoprirete la motivazione di questa scena solo quando arriverete al finale di questo capolavoro, che non verrà svelato in questa recensione per evitare Spoiler. –

Trasportati di nuovo alla realtà, la trama continua narrandoci degli episodi di vita reale. Vediamo, per l’appunto, Un gruppo di ragazzi intenti in un WorkShop (atelier in francese, da cui riprende il nome) insieme ad una famosa scrittrice francese: Olivia Dejazet. I giovani hanno tanto in comune, ed allo stesso tempo il nulla. Questo WorkShop ha l’obiettivo di unire le culture differenti presenti in questo paesino francese, La Ciotat, collaborando per la creazione di un libro giallo ambientato nella loro cittadina.

Tra i tanti, spicca però un giovane talentuoso con un carattere particolarmente scontroso e lunatico: Antonie. Con forti idee politiche, razziste, ostili e con impulsi aggressivi, col passare dei giorni ha un atteggiamento sempre più violento. Diventa quasi ingestibile e non benvoluto dal resto del gruppo, nonostante tutto Olivia ne pare quasi attratta ed allo stesso tempo spaventata. Queste sue emozioni verso di lui la portano a descrivere, nel suo nuovo romanzo, un giovane bello e sensuale come un Dio e scontroso come un animale selvaggio.. quasi un diavolo affascinante, esattamente come il giovane Antonie.

Continuano a passare i giorni, e la situazione scivola via dalle mani di entrambi, portando a delle situazioni pericolose per entrambi.

Come sempre, per non farvi perdere la curiosità ed il gusto di vederlo al cinema, ci fermiamo qui con la descrizione della trama. Evitiamo, quindi, gli spoiler e vi consigliamo caldamente la visione specialmente se la trama vi ha intrigato.

Tecnica

Nel complesso, il comparto tecnico di questo film è ben equilibrato. Seppur con ovvia assenza di effetti speciali (vista la trama), recitazione e regia rendono grande onore all’autore del copione. Analizzando singolarmente, invece, notiamo alcune sfaccettature che potevano essere migliorate per portare l’opera sul podio del “miglior film d’origine francese degli ultimi tempi”. Il cinema francese è per l’appunto noto per essere particolarmente controverso e mentalista, L’atelier non è ovviamente da meno, per questo abbiamo tenuto a specificare “francese“. Nonostante la provenienza, L’atelier rompe il muro dell’ottica creata finora, donando una nuova opinione pubblica per questo “genere di provenienza”.

Recitazione

La recitazione de L’atelier, è studiata nei minimi particolari, cosa non fatta (almeno secondo il nostro umile parere) per l’espressione facciale dei protagonisti. Come già citavamo nel precedente paragrafo, le espressioni sembrano piatte e prive di emozioni. Questo potrebbe andare bene per il protagonista principale (Antonie) che invece pare essere il più espressivo del team di attori presenti.

Il giovane, che dovrebbe rappresentare un ragazzo triste e solitario, è colui che in tutto il film sorride più spesso ed ha momenti di estrema gioia interrotti da istinti di ira funesta. Se non fosse per l’egregia interpretazione di Matthieu Lucci che va a soppesare l’assenza interpretativa, la tecnica recitativa cadrebbe ancora più in basso. Possiamo salvare questo comparto proprio grazie alla provenienza geografica del regista e pensare che, sotto sotto, sia stato voluto per sottolineare il protagonista principale.

Regia

A differenza della recitazione, la regia e le riprese generali sono state ben strutturate. Le riprese sono un mix di lavoro a telecamera ferma e “manuale” che rendono una suspense davvero interessante nei momenti più avvincenti.

Il regista ha voluto anche aggiungere dei momenti esilaranti al tutto, per spezzare la linea guida drammatica della trama. Le scene in cui determinate azioni vengono fatte (che non specifichiamo per non farvi perdere l’emozione di vederle), sono contornate di risate e battute taglienti, donando una chicca di leggerezza a delle tematiche particolarmente cupe.

Colonne Sonore

Poco presenti sono anche le colonne sonore, che in questo film scarseggiano. Sarebbero state una ciliegina sulla torta che avrebbero portato ad un sicuro premio della critica globale. Quelle poche che riescono a fare capolino, dopotutto, strutturano maggiormente la scenografia ed il copione.

I due addetti alla musica, Bedis Tir ed Édouard Pons, avrebbero potuto inserire maggiori dettagli sonori dedicando una cornice perfetta per alcune scene fin troppo silenziose.

Cast

Marina Foïs – Olivia Dejazet
Matthieu Lucci – Antoine
Warda Rammach – Malika
Issam Talbi – Fadi
Florian Beaujean – Étienne
Mamadou Doumbia – Boubacar
Julien Souve – Benjamin
Mélissa Guilbert – Lola
Olivier Thouret – Teddy
Lény Sellam – Boris

Guardarlo o Non Guardarlo?

L’atelier rappresenta la testimoniare la trasformazione radicale di una società che, a causa della crisi politica ed economica, non ha più alcun rapporto col passato. Le nuove generazioni sono, dopotutto, ancora legate ai propri avi ma sono restii nel farsi carico di quel passato che non gli appartiene. Al giorno d’oggi devono confrontarsi con problematiche completamente diverse, tra cui trovare un posto in un mondo troppo diverso da loro e confrontarsi con una società violenta e lacerata da fatti di cronaca che li scombussola (e non poco).

Tematiche così importanti, sono state legate ad una storia carica di odio e dolore, capace di far si che il pubblico s’impersonifichi nei personaggi. La linea guida è, dunque, abbracciare il pubblico e farli riflettere con delle scene mentalistiche su argomenti di attualità che toccano tutti noi.

Possiamo, per l’appunto, consigliare la visualizzazione di quest’opera tenendo conto che l’intreccio degli argomenti potrebbe confondervi e rendervi straniti fino al termine ed oltre. Il finale lascia il pubblico con ancora troppi dubbi, facendoci pensare ad un possibile continuo in film futuri.

L'Atelier

7.4

Trama

8.0/10

Originalità

7.5/10

Recitazione

7.5/10

Regia

7.0/10

Colonna Sonora

7.0/10

Pros

  • Una trama contorta ma appassionante
  • Colpi di scena davvero inaspettati
  • Antonie rispecchia a pieno il personaggio

Cons

  • L'espressività visiva di alcuni attori è del tutto assente
  • Tratta tematiche troppo distanti tra loro, rischiando di confondere lo spettatore

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