Matrimonio a Long Island, la Recensione – NO SPOILER

Cinema
Di formazione umanistica, faccio lo speaker radiofonico, il webmaster, il mediatore interculturale, il blogger e, per passione scrittore e poeta. Ho una grande passione per il cinema e le serie TV (prevalentemente con tematiche fantascientifiche)
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Di formazione umanistica, faccio lo speaker radiofonico, il webmaster, il mediatore interculturale, il blogger e, per passione scrittore e poeta. Ho una grande passione per il cinema e le serie TV (prevalentemente con tematiche fantascientifiche)

Disponibile dal 28 di aprile su Netflix, la pellicola del 2018 Matrimonio a Long Island (The Week Of il titolo originale) vede tra i protagonisti Adam Sandler (qui anche nelle vesti di co-sceneggiatore), Chris Rock, Steve Buscemi e Rachel Dratch.

Il film, diretto da Robert Smigel, vede l’attore newyorkese Sandler alla sua quarta collaborazione col colosso digitale dell’intrattenimento Netflix (protagonista anche in The Ridiculous Six, The Do Over e Sandy Welker).

Va detto sin da subito che, con questo lungometraggio (termine quanto mai azzeccato per una commedia di circa due ore), Sandler, nonostante sia già il detentore del record di nomination e di Razzie Award vinti (ben 9), tocca vertici impensabili di trash persino per il genere demenziale tanto caro alla filmografia statunitense. Valutazione tuttavia da condividere anche con Steve Buscemi e, in parte, anche con Chris Rock.

Trama

Sarah (Allison Strong) e Tyler (Roland Buck III), due giovani di estrazione sociale e razze differenti,  sono pronti a suggellare il loro amore con un sì. Il giorno delle nozze si avvicina e fervono i preparativi; a curarli, in prima persona, ci pensa Kenny Lustig (Adam Sandler), impresario edile nonché padre della sposa.

Durante la settimana che precede il matrimonio iniziano ad arrivare in casa Lustig i numerosi parenti di entrambe le famiglie. Nonostante una precaria situazione economica, Kenny, anche per non darla vinta al padre dello sposo, Kirby Cordice (Chris Rock), ricco cardiochirurgo, decide di far fronte da solo sia all’organizzazione che alle spese per la cerimonia, con tutti i disagi che la situazione può comportare.

Una commedia che fa piangere (e non dalle risate)

 

Il 2018 è proprio un anno speciale per il cinema americano di genere demenziale; come se non fosse stata sufficiente l’uscita di Super Troopers 2, ecco uscire direttamente dal cilindro di Netflix questa “perla” rara di demenzialità. Un film che fa acqua da qualsiasi punto di vista lo si voglia analizzare.

Una comicità, quella di Matrimonio a Long Island, che pesca nel torbido del politicamente scorretto senza riuscire nell’intento, anzi, aggravando le sporadiche, deboli e slegate gag presenti con un fardello di ripulsa per via di certe trovate decisamente di pessimo gusto. Prendere di mira persone affette da seri disturbi mentali e vecchietti menomati di entrambi gli arti non è certo edificante. Come dicevamo la pellicola è infarcita di “citazioni” e stereotipi, ognuno dei quali è possibile rintracciare in film quali Il padre della sposa, Funeral Party, Il mio grosso grasso matrimonio greco, Il matrimonio del mio migliore amico, Quattro matrimoni e un funerale etc., senza tuttavia alcuno spunto di rilievo che ha fatto di queste pellicole dei piccoli cult di genere. Lo zio Saymur  (Jim Barone), con gag annesse, ad esempio, è preso dallo zio Alfie di Funeral Party magistralmente interpretato dal compianto Peter Vaughan. Il rapporto fra Sarah e Kanny sembra una deleteria parodia de Il padre della sposa, con un Adam Sandler certamente non all’altezza di Steve Martin.

Dal politicamente scorretto all’umorismo surreale, fino alla comicità facile (stile BoldiDe Sica), ogni gag del film appare, oltre che già vista e scontata, anche malriuscita.

Uno sguardo alla tecnica

Matrimonio a Long Island è un collage di stereotipi trash presi, un po’ a caso, dai classici della commedia “matrimoniale”. Ciliegina sulla torta una sceneggiatura – firmata da Smigel e Sendler – lacunosa e infarcita di personaggi insulsi e inutili ai fini della trama (anche questi presi a piè pari da altre pellicole ed incollati senza capo né coda) e una regia e una recitazione a dir poco imbarazzanti; inquadrature in primissimo piano impietose condizionano una recitazione già poco incisiva ed imbarazzata. L’unico spunto degno di nota a livello di scrittura, il ribaltamento della convenzione che vuole i bianchi in una situazione sociale privilegiata rispetto ai neri, punto fermo dell’intero film, viene letteralmente spazzato via con mezza gag su due passanti di colore. Altra nota dolente è il pochissimo spazio concesso agli sposi, qui poco più che ombre, epigoni in chiave di comparsa, dei rispettivi padri, personaggi già abbondantemente stereotipati. In generale i vari personaggi sono troppo stereotipati per fare emergere un carattere che possa in qualche modo coinvolgere. I 116 minuti sembrano decisamente eccessivi per una storia che non riesce a decollare. Pessime sia la fotografia di Perry Andelin Blake sia le musiche di Federico Cesca.

Verdetto

Un prodotto pessimo sotto ogni punto di vista che travolge persino Steve Buscemi e Chris Rock in quella spirale al ribasso che già da qualche tempo ha travolto Adam Sandler. Quest’ultimo appare qui particolarmente invecchiato e fuori forma, anche se a non essere al top sembra l’intero cast, per altro malamente assortito ed accoppiato; inverosimili, anche fisicamente, a tal proposito le due coppie di genitori degli sposi. Praticamente il funerale del Saturday Night Live, show di cui buona parte del cast ha fatto parte. Sceneggiatura raffazzonata, regia distratta, recitazione pessima, originalità sotto la quota minima, eccesiva lunghezza, tematiche delicate trattate con imbarazzante grossolanità, fanno di questo film un prodotto da scartare. Non dissimile da troppi B-Movies a basso budget senza un perché, questo film rientra per noi in quanto di peggio possa offrire Netflix (facendo il paio con The Open House o titoli simili). Sconsigliato.

Matrimonio a Long Island

4

Sceneggiatura

4.0/10

Originalità

4.0/10

Regia

4.0/10

Recitazione

4.0/10

Ambientazione

4.0/10

Cons

  • personaggi poco sviluppati
  • pessima interpretazione
  • sceneggiatura e regia inconcludenti
  • eccessiva lunghezza
  • risate col contagocce

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