Noi, la Recensione – NO SPOILER

Cinema
Stefano Dell'Unto

Adelaide, una donna tormentata da un trauma irrisolto, torna alla sua casa d’infanzia sulla costa della California per le vacanze estive con il marito Gabe e i due figli. Dopo una giornata in spiaggia con i loro amici, la famiglia Tyler, Adelaide e i suoi cari ricevono la visita di quattro misteriosi doppelganger intenzionati ad ucciderli e a prendere il loro posto.

Titolo originale: Us
Genere: horror, thriller
Regia: Jordan Peele
Cast: Lupita Nyong’o, Winston Duke, Elisabeth Moss, Tim Heidecker, Shahadi Wright Joseph, Evan Alex, Yahya Abdul-Mateen II, Anna Diop
Paese: USA, Giappone
Durata: 116 min.
Casa di produzione: Monkeypaw Productions, Perfect World Pictures
Distribuzione Italia: Universal Pictures International Italy
Data di uscita Italia: 4 aprile 2019
Data di uscita USA: 22 marzo 2019

Il sorprendente Oscar alla sceneggiatura e la nomination come miglior film ottenuti l’anno scorso da Scappa – Get Out, esordio di Jordan Peele alla regia di un lungometraggio, sono stati il giusto riconoscimento ad un’opera di indubbio valore e ad un genere, l’horror, spesso snobbato dalla Hollywood che conta. E’ stato però un plebiscito che invita anche a riflettere sulla risonanza del messaggio del film, ritenuto da molti semplicemente un’efficace opera sul razzismo e non un provocatorio rovesciamento di prospettiva sull’ipocrisia di una certa middle-class liberale e progressista a stelle e strisce. Ecco, l’horror è efficace quando è sovversivo e controculturale, quando è un’opera di nicchia scomoda che prende piede nell’underground mettendo alla berlina convenzioni sociali ammuffite e cala le braghe ai benpensanti. Scappa – Get Out è stato elogiato proprio da quell’elite hollywoodiana che doveva sentirsi presa a schiaffoni. L’opera contro il sistema è stata eretta essa stessa a sistema. La controcultura è diventata cultura. Il ribelle è diventato imperatore.

C’era quindi una certa curiosità, forse anche un certo timore, circa Noi, l’opera seconda di Peele, e c’era da chiedersi se il regista sarebbe riuscito a mantenere un certo fervore satirico e sovversivo o se il successo ottenuto ne avesse ammorbidito i toni. Dubbi infondati. Peele prosegue con coerenza sul filo logico della prova precedente cercando di fare un passo più lungo ed ambizioso.

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Questa volta si parte da un fatto di cronaca reale, l’evento benefico Hands across America (letteralmente “mani attraverso l’America”) che si svolse nel maggio del 1986. Consisteva in una simbolica catena umana che andava da una costa all’altra degli Stati Uniti e i cui proventi sarebbero stati devoluti in beneficenza. Solo che si trattò di un’iniziativa fallimentare. Meno della metà del ricavato (15 milioni di dollari su 34) andò effettivamente ai bisognosi mentre il resto fu utilizzato per coprire le spese dell’operazione. Spunto perfetto per delineare quella solidarietà americana bella nei gesti più superficiali e appariscenti ma inconsistente nel concreto.

L’efficace dicotomia del titolo originale si perde nella traduzione italiana. Us non significa soltanto Noi ma anche United States. “Noi siamo americani” ci dice l’inquietante doppelganger interpretata da Lupita Nyong’o. L’America siamo noi, la nazione che ha messo la maschera del progressismo eleggendo Obama e poi, alle brutte, l’ha gettata via per rivolgersi ad un ricco suprematista bianco. Il doppio binario su cui è costruita la vicenda procede tra la back-story, il trauma e l’analisi introspettiva della protagonista e il più ampio metaforone sociopolitico carico di simbolismi.

La famigliola protagonista è afroamericana, benestante, una casa per le vacanze sulla costa della California, una barca con la quale fare colpo sui loro amici, i Tyler, una famiglia bianca capitalista, lui un idiota, lei (Elisabeth Moss) vanitosa e ritoccata dalla chirurgia plastica, due gemelle viziate per figlie. In tal senso, i doppelganger primordiali che giungono ad uccidere e a prendere il posto delle loro controparti possono essere considerati, tra molteplici chiavi di lettura, come la paura infondata della classe abbiente verso il ceto inferiore. E altre interpretazioni non ne forniremo perché sono del tutto soggettive e vanno esplorate nel corso del film.

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L’home invasion, che poi si espande a world invasion, è messa in scena senza sbagliare un’inquadratura. Peele innesca i meccanismi della paura con precisione cronometrica, lascia parlare gli occhi sgranati e la disturbante mimica facciale di Lupita Nyong’o ed Elisabeth Moss, mastodontiche nel doppio ruolo, sostenute dalle sinistre sonorità di Michael Abels. Lo splatter è utilizzato con moderazione, senza scadere nell’exploitation a tutti i costi, e il sottile umorismo controbilancia le dinamiche horror mantenendo in miracoloso equilibrio il tono surreale della vicenda.

Tanto basterebbe ma sembra che Peele non sappia come andare a chiudere la storia ed imbastisce un didascalico spiegone fantasy-fantascientifico che nulla toglie e nulla aggiunge a quanto raccontato fino a quel momento. Curiosamente, il regista ha un ruolo altrettanto didascalico nella nuova serie tv reboot di Ai confini della realtà. In veste di narratore (oltre che di produttore), ha il compito di spiegare la morale e i contenuti di ogni episodio. Ma, forse, in un momento in cui il pubblico non è in grado di andare oltre il guscio del realismo ed è incapace di decodificare una struttura narrativa più stratificata, nel momento del trionfo di un ottuso populismo che non è in grado di guardare più in là del proprio naso, spiegare il sottotesto coi disegnini sulla lavagna è diventato dolorosamente necessario.

Noi

9.2

Regia

9.0/10

Sceneggiatura

9.0/10

Cast

9.5/10

Effetti visivi

9.0/10

Colonna sonora

9.5/10

Pros

  • Regia perfetta di Peele che sa innescare i meccanismi della paura
  • Cast in stato di grazia, Lupita Nyong'o ed Elisabeth Moss straordinarie
  • Buon bilanciamento tra horror, splatter e un sottile umorismo a mantenere il tono surreale della vicenda

Cons

  • Spiegone finale fantasy-fantascientifico didascalico che non toglie e non aggiunge nulla a quanto raccontato fino a quel momento

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