Rachel: Quello che c’è da sapere

Cinema
Carmen Graziano
Gamer appassionata di Cinema, Anime, Manga, Serie TV e tutto ciò che riguarda Tecnologia ed Intrattenimento. Si narra che nella vita faccia anche altro, ma non ne siamo così sicuri...

Gamer appassionata di Cinema, Anime, Manga, Serie TV e tutto ciò che riguarda Tecnologia ed Intrattenimento. Si narra che nella vita faccia anche altro, ma non ne siamo così sicuri...

Dal romanzo scritto da Daphne Du Maurier e diretto da Roger Michell, “My Cousin Rachel” è una storia d’amore cupa, articolata su più livelli narrativi, che segue la vicenda di un giovane inglese deciso a vendicarsi della bellissima e misteriosa cugina, ritenendo la responsabile della morte del marito. I sentimenti del ragazzo diventano sempre più intricati man mano che realizza di essersi irrimediabilmente e ossessivamente innamorato di lei.
È una storia d’amore misteriosa e con differenti livelli di lettura, in cui un giovane inglese (Sam Clafin) mette in atto una strategia di vendetta contro la sua enigmatica e bellissima cugina (Rachel Weisz), credendola responsabile della morte di suo cugino Ambrose, con cui è cresciuto. Tuttavia, dopo aver conosciuto la donna, i suoi sentimenti iniziano a cambiare e finisce per soccombere al suo fascino fino ad esserne ossessionato.

Rachel uscirà nelle sale italiane il 15 Marzo 2018 e, nonostante lo slittamento di data di ben tre mesi, sembrerebbe degno della sua controparte cartacea.

Dal Romanzo alla Pellicola

Il romanzo Mia cugina Rachele (My Cousin Rachel) è stato scritto nel 1951 da Daphne du Maurier, nelle cui celebri opere, caratterizzate spesso da un clima di suspence e passione, si innestano ritratti psicologici sorprendentemente moderni di uomini e donne invischiati in relazioni intricate e talvolta ossessive.

Il modo di scrivere dell’autrice era così cinematografico che Alfred Hitchcock ne fu ispirato traendo dai suoi romanzi tre film: “La taverna della Giamaica” (Jamaica Inn), “Gli uccelli” (The Birds) e “Rebecca, la prima moglie” (Rebecca).Anche il thriller psicologico di Nicolas Roeg “A Venezia… un dicembre rosso shocking”(Don’t Look Now) si basa su un racconto della du Maurier. Quando fu pubblicato, Mia cugina Rachele divenne istantaneamente uno dei romanzi più popolari dell’autrice.

La 20th Century Fox se ne assicurò i diritti, mettendo rapidamente in produzione il film con due delle star più popolari dell’epoca: Richard Burton e Olivia De Havilland. Distribuito nel 1952, il film ottenne quattro candidature agli Oscar e fece vincere un Golden Globe al giovane Burton come ‘Miglior attore esordiente’.

Trama

Immerso in un’atmosfera carica di desiderio e sospetto, il romanzo narra la storia di un giovane piuttosto ingenuo in lotta con se stesso nel tentativo di stabilire se l’affascinante vedova del cugino, con il quale ha vissuto dopo la morte dei genitori, sia la donna dei suoi sogni o un’avventuriera che ha assassinato a sangue freddo il marito per accaparrarsi l’eredità.
Giunta in Inghilterra subito dopo la morte improvvisa del marito, Rachel provoca lo sconcerto tra tutti coloro che vivono e lavorano nella proprietà di Ambrose Ashley, dati i suoi atteggiamenti a volte seducenti e a volte scioccanti.
Quando Rachel giunge alla tenuta degli Ashley, Philip conosce una donna che non somiglia affatto all’avvelenatrice dal cuore oscuro di cui delirava il cugino sul letto di morte.
Quando conosce Rachel, Philip Ashley, un orfano che ha vissuto quasi sempre nella tenuta del cugino, sotto la sua ala protettiva, senza una madre né sorelle a fargli da guida, è un uomo con poca esperienza in fatto di donne. Sebbene sulle prime desideri vendicarsi di Rachel, quest’ultima riesce invece ad accendere in lui un desiderio che il giovane non avrebbe mai creduto possibile, un desiderio così intenso di cui non è certo di potersi fidare.
Mentre Philip perde la testa per Rachel e inizia ad aiutarla economicamente attingendo dalle risorse che ha ereditato, le persone che erano vicine ad Ambrose e che si sentono protettive nei confronti di Philip osservano il suo comportamento con crescente sgomento e ansia. Tra quelle maggiormente turbate dall’improvvisa ossessione del giovane per Rachel troviamo Louise, amica di Philip fin dall’infanzia, che da lungo tempo gli cela il suo amore.
L’elemento chiave nell’adattamento di Michell è la decisione di abbracciare pienamente l’ambiguità elettrizzante del romanzo, che l’autrice mantiene viva come un incantesimo fino alla fine. Il cuore della storia è la ricerca della verità, una ricerca tormentosa e avvincente per il lettore, angosciante per Philip… e che prosegue incalzante fino alle ultime battute del film.

L’autrice Daphne du Maurier

È stata una delle scrittrici più note della sua epoca, di cui ha catturato lo zeitgeist, ma ha anche precorso i tempi e continua ad esercitare una notevole influenza sugli autori moderni. I suoi romanzi mostrano come i thriller più avvincenti, a prescindere dall’intrigo romantico, dalle forze della natura e dalle avventure che li arricchiscono, possano anche fare luce sulle emozioni più private, sulle relazioni complesse e sul potere che il passato esercita sul presente.

Come molti suoi personaggi femminili, la du Maurier è stata una donna coraggiosa che ha vissuto secondo i propri principi. Nata nel 1907 in una famiglia di artisti (era nipote del noto vignettista George du Maurier e figlia dei celebri attori teatrali George du Maurier e Muriel Beaumont), è cresciuta in un ambiente dalla creatività variegata, dato che la famiglia conosceva e frequentava personaggi illustri, quali J.M. Barrie, creatore di Peter Pan, e il romanziere e sceneggiatore Edgar Wallace, autore di King Kong, che hanno contribuito ad alimentare un’immaginazione già vivida e audace.

I suoi primi racconti sono stati pubblicati quando era ancora adolescente. Nel 1931 è stata la volta del suo primo romanzo, Spirito d’amore (The Loving Spirit), storia d’amore e di perdita in una famiglia nell’arco di tre generazioni nella cornice incantata del mare della Cornovaglia. A questo ha fatto seguito una serie di importanti successi letterari, tra cui La taverna della Giamaica (Jamaica Inn) e Rebecca, la prima moglie (Rebecca), che sono entrambi diventati film sotto la guida del maestro della suspense Alfred Hitchcock. Raggiunta la fama e il traguardo di essere l’autrice meglio pagata dell’epoca (anche rispetto ai colleghi uomini), la du Maurier ha continuato a godere di un’incredibile popolarità grazie ai successivi romanzi: Donna a bordo (Frenchman’s Creek), La vendetta (Hungry Hill), Sua bellezza Mary Anne (Mary Anne), Il capro espiatorio (The Scapegoat), Il calice della Vandea (The Glass Blowers), Il volo del falcone (The Flight of the Falcon), La casa sull’estuario (The House on the Strand) e Un bel mattino (Rule Britannia).

Mia cugina Rachele (My Cousin Rachel) è stato il suo ottavo romanzo e uno dei più apprezzati, poiché evidenzia la perspicacia dell’autrice nell’approfondire i lati più nascosti della psiche umana e nel delineare ritratti di donne forti e brillanti dalla vita complessa, tratti distintivi per i quali è ora famosa. Benché la du Maurier sia stata spesso erroneamente etichettata come autrice di romanzi d’amore, la sua decisione di non propendere né per la colpevolezza né per l’innocenza di Rachel è stata piuttosto insolita per l’epoca e ha contribuito a mettere in evidenza la modernità tesa e la profondità psicologica della scrittrice. Oggi i tratti distintivi dei romanzi della du Maurier sono immediatamente riconoscibili ai molti fan che la scrittrice ancora ha.

Cosa ne pensano gli autori?

“Penso che, se per qualche motivo si sapesse ciò che Rachel ha fatto veramente, la storia non funzionerebbe”, dichiara Michell. “È entusiasmante realizzare un film in cui parte del divertimento è sapere che gli spettatori lasceranno la sala…discutendo se sia stata lei oppure no.Spero che il pubblico ami il mistero irrisolto tanto quanto è piaciuto a me e che si diverta in una sorta di corsa sulle montagne russe insieme a questa coppia mal assortita,catapultata in un turbine e motivo che scombussola entrambi, mentre ciascuno tenta di capire le motivazioni, le convinzioni e i valori dell’altro, e di coglierne il senso di autenticità”.

E aggiunge: “Per Philip, Rachel sembra appartenere a un altro mondo e, in un certo senso, è proprio così. Proviene da un paese lontano ed esotico.Il suo linguaggio, gli abiti, i desideri, la visione del mondo sono per lui totalmente estranei. Lei è bellissima, espressiva, divertente e non dà importanza alle noiose convenzioni dell’epoca. Il libro, scritto nel 1950, è ambientato nel XIX secolo. Quindi, volendo, lo si può considerare una versione post-freudiana di Jane Austen. Su un livello narrativo,è un thriller d’epoca, in cui entrano in gioco l’innamoramento, il patrimonio di famiglia, eccetera. Su un altro livello narrativo, i temi sono la sessualità, il potere delle donne e la loro libertà in un mondo maschilista. Volevo che Rachel si sentisse in parte come una donna dei giorni nostri catapultata in quel mondo… come dire, la donna che cadde sulla Terra”.
Kevin Loader, produttore e socio di vecchia data di Michell, è rimasto colpito da come il regista e autore dell’adattamento sia riuscito a disseminare il germe del dubbio lungo tutta la sceneggiatura, usandolo per esplorare il profondo divario tra i sogni romantici e la realtà delle relazioni,fatta di potere, denaro e convenzioni sociali.
“L’idea dell’estraneo misterioso ha una risonanza universale ed è un’eccellente esca narrativa su cui imperniare un film”,osserva Loader. “Ciò che emerge dall’adattamento di Roger è un thriller psicologico teso e ricco di riflessioni sulla natura dell’amore romantico, sull’infatuazione e sui rapporti sessuali tra uomini e donne, specialmente negli ambienti sociali chiusi. In un crescendo di inquietudine,giungiamo al momento clou del film avvolti in una coltre di ambiguità riguardo a chi è colpevole e chi non lo è“.
Nell’adattamento di Michell, Loader è stato colpito anche dalla contemporaneità del personaggio di Rachel, che si batte contro lerestrizioniche caratterizzano la societàinglese nel XIX secolo.
“Rachel è una donna moderna vincolata da un mondo provinciale piuttosto antiquato. Una delle ragioni per cui Philipe gli altri trovano così difficile capirla è che non hanno mai conosciuto nessuna come lei fino a quel momento”, afferma Loader. “Rachel è caparbia, non scopre mai completamente le sue cartee si compiace della propria sessualità.
Tutto ciò era piuttosto sconvolgente nel 1839. Immagino che Daphne du Maurier abbia sperimentato questo genere di tensioni negli anni ’50, il che spiega perché i temi del romanzo siano ancor oggi così attuali”. Prima di compiere il grande passo, Michell e Loader hanno dovuto ottenere l’autorizzazione dagli eredi della scrittrice. I due sono stati ben contenti di ricevere una risposta entusiastica da parte della famiglia per il loro specifico adattamento.
Per far rivivere in dettaglio la bellezza del XIX secolo, Roger Michell ha lavorato con un team affiatato di collaboratori: il direttore della fotografia Mike Ely, la scenografa Alice Normington e l’ideatrice dei costumi Dinah Collin. L’epoca precisa in cui si colloca il romanzo non è chiara: Michell ha deciso di ambientare la sceneggiatura verso la fine degli anni ’30 del 1800, all’alba dei mutamenti rapidi e radicali dell’età vittoriana. Siamo a cavallo tra la Austen e Dickens e poco prima dell’avvento della ferrovia,che avrebbe alterato tanto la società rurale inglese.
Roger ha potuto così esplorare una società in evoluzione”, osserva Kevin Loader. “Ha ambientato il film agli albori della rivoluzione industriale, quando il cambiamento stava appena iniziando a raggiungere le campagne”.
Trovare la dimora è stata un’impresa coinvolgente quasi quanto la scelta degli attori principali: anch’essa doveva infatti avere una personalità forte e carica di mistero. Alla fine, i realizzatori hanno optato per il West Horsley Place nel Surrey, nel sud – est dell’Inghilterra.
La casa è stata una scoperta fortuita per i realizzatori. Oltretutto, era in procinto di essere ristrutturata dal nuovo proprietario, lo storico e personaggio televisivo Bamber Gascoigne, e questo ha permesso alla scenografa Alice Normington e al suo team di avere un grande margine di libertà prima dell’inizio dei lavori di ammodernamento. Come spiega la Normington:
“A differenza delle dimore poste sotto la tutela del National Trust, che sono soggette a numerosi vincoli, Bamber Gascoigne è proprietario del West Horsley Place e questo ci ha garantito un certo grado di libertà. Con noi è stato meraviglioso e la dimora che ci ha messo a disposizione è stata una tela vuota su cui abbiamo potuto creare la nostra opera”.
La scenografa si è dedicata con passione a realizzare dapprima l’ambiente polveroso e sporco di fango in cui vive Philip, per poi dargli vita con l’arrivo improvviso e dirompente di Rachel. Loader commenta:
West Horsley è una proprietà enorme ed è esattamente ciò che ci serviva. Abbiamo potuto trasformarla da casa popolata in prevalenza da uomini, cani e fango in un luogo dall’aria più civilizzata e con un tocco di leggerezza, quando l’influenza di Rachel inizia a prevalere”.
L’atmosfera delle location ha catturato l’immaginazione anche del cast. Rachel Weisz riassume:
“Tutto era così autentico che le nostre emozioni si sono sviluppate attorno a qualcosa di reale, anziché nelle raffinate ricostruzioni dei teatri di posa”.

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