Recensione I Am Mother, gli Androidi possono fare da genitori?

Cinema
Alessandro Niro
Nato il 16 luglio 1988, è stato fin da bambino appassionato di videogiochi, cinema, serie TV e fumetti. Ex redattore/recensore di varie testate giornalistiche e attualmente titolare di una società Informatica, ha deciso di aprire una propria freepress dedicata al mondo nerd. La passione per quello che fa ed ama, non lo ha mai fermato davanti a niente e nessuno.

Nato il 16 luglio 1988, è stato fin da bambino appassionato di videogiochi, cinema, serie TV e fumetti. Ex redattore/recensore di varie testate giornalistiche e attualmente titolare di una società Informatica, ha deciso di aprire una propria freepress dedicata al mondo nerd. La passione per quello che fa ed ama, non lo ha mai fermato davanti a niente e nessuno.

Con il riscaldamento globale praticamente alle porte, i cinema si stanno riempiendo di pellicole che ci dovrebbero far riflettere sul futuro della Terra e dei suoi abitanti, toccando i protagonisti delle varie opere e le loro motivazioni. Troviamo ad esempio in Avengers: Infinity War ed Avengers: Endgame un Thanos che ha come obiettivo, per far sopravvivere il genere umano, quello di dimezzare l’umanità. Stesso concept che riscontriamo in Godzilla II: King of the Monsters con il piano della dott.ssa Emma Russell.

Teorie ciniche che riflettono, però, la realtà dei fatti e l’atteggiamento autodistruttivo dell’umanità verso il proprio pianeta. Lo si può notare dalle temperature estive, che crescono anno dopo anno o da quelle invernali che, al contrario, diminuiscono incessantemente. Insomma, il mondo sta mutando e noi dobbiamo subito correre ai ripari. Il cinema sta cercando di comunicarci a cosa andremmo incontro e quello che andrebbe fatto per evitare una catastrofe o, peggio, l’estinzione della razza umana. Riusciremo ad ascoltarlo?

Madre, Figlia ed il nulla. O forse no…?

La nuova pellicola I Am Mother targata Netflix e diretta dall’australiano Grant Sputore, è un thriller sci-fi che riscrive, a tutto tondo, la “personalità” degli Androidi aggiungendo al loro tratto caratteriale, quello di poter crescere un essere umano trattandolo come figlio. Siamo sempre stati abituati a vedere i robot come macchine fredde, distaccate, spesso pericolose, ma mai adatte al ruolo genitoriale. E se così non fosse?

Un’umanità estinta, un Androide attivato all’interno di un “bunker-laboratorio” e miliardi di embrioni umani pronti a vedere la “luce”. Nelle prime fasi della pellicola, possiamo vedere l’Androide che fa nascere la sua prima Figlia. La fa crescere, le insegna quel che è giusto e quello che non lo è. La guida passo passo verso la crescita fisica e mentale con la dolcezza ma anche con la severità che solo una madre sa dare. Figlia cresce all’interno delle mura di un bunker con la certezza che la vita all’esterno di esse sia estinta e contaminata, come afferma Madre ogni qualvolta gli viene chiesto del mondo esterno. Se inizialmente la ragazza non pone alcuna domanda su ciò che le viene fatto credere, crescendo le sue domande iniziano a farsi più insistenti e le sue certezze cominciano a vacillare con l’arrivo di una Straniera (Hilary Swank). Come fa ad essere arrivata dal mondo esterno viva? Perché le radiazioni non l’hanno uccisa?

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Un thriller sci-fi o un film filosofico-esistenziale?

Possiamo analizzare I Am Mother sotto due punti di vista differenti: quella del thriller sci-fi e della riflessione filosofico-esistenziale. Il regista Grant Sputore e lo sceneggiatore Michael Lloyd Green, sono molto bravi a porre domande e a mettere in discussione idee complesse ed è la componente migliore del film.

È intrigante come un robot possa crescere un bambino influenzandone anche il comportamento. È anche interessante analizzare a fondo l’affetto che Madre prova per Figlia. Un affetto a tratti morboso e sempre con un alone di mistero e stranezza.

Lo sviluppo narrativo anche se lento e certe volte prevedibile, risulta comunque molto interessante, specialmente nelle battute finali. Avremmo voluto vedere molto di più, come una guerra tra umani e robot o l’allontanamento della Straniera dai tunnel in cui si erano rifugiati gli ultimi esseri umani superstiti, magari con qualche flashback. Il film lascia inoltre numerose domande su quello che è accaduto alla Terra, quello che è accaduto prima di tutto ciò alla Straniera e, soprattutto, il vero motivo della sua sopravvivenza.

Conclusioni

Senza dilungarci troppo e cadere negli spoiler possiamo affermare che I Am Mother risulta essere un buon film Netflix, assolutamente da vedere. Un thriller sci-fi distopico da non perdersi, che fornirà allo spettatore una moltitudine di domande ma anche qualche risposta e soprattutto, lo farà riflettere sull’esistenza umana e su come la Terra stia arrivando al collasso.

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