Ritorno al Bosco dei 100 Acri, la Recensione – NO SPOILER

Quand’era un bambino, Christopher Robin viveva avventure fantastiche nel Bosco dei 100 Acri col suo orsetto Winnie Pooh e gli altri pupazzi. Ora Christopher Robin è cresciuto, trascura sua moglie e sua figlia a causa del lavoro ed ha dimenticato Winnie Pooh. L’orsetto, però, ritorna per chiedergli aiuto. I suoi amici sono scomparsi e il Bosco dei Cento Acri è diventato un luogo oscuro e nebbioso.

Titolo originale: Christopher Robin
Genere: Fantasy, avventura, commedia
Regia: Marc Forster
Cast: Ewan McGregor, Hayley Atwell, Bronte Carmichael, Mark Gatiss, Jim Cummings, Brad Garrett, Nick Mohammed, Peter Capaldi, Sophie Okonedo, Sara Sheen, Toby Jones
Paese: USA
Durata: 104 min.
Casa di produzione: Walt Disney Pictures, 2DUX²
Distribuzione Italia: The Walt Disney Company Italia
Data di uscita Italia: 30 agosto 2018
Data di uscita USA: 3 agosto 2018

L’ultima volta che abbiamo visto un orsacchiotto vivente sul grande schermo si trattava di uno sboccato fumatore d’erba che cantava la canzone del Rimbombamico insieme a Mark Wahlberg e faceva sesso con una cassiera prosperosa e tamarra. Tutto l’opposto di Winnie Pooh, l’orsetto con poco cervello che torna dal Bosco dei 100 Acri per cercare di riprendere il suo posto nell’immaginario di Christopher Robin e del pubblico. Tra i film d’animazione della Disney, Le Avventure di Winnie the Pooh era quello che guardavamo di meno quand’eravamo piccoli perché avevamo la sensazione che fosse per bambini ancora più piccoli di noi, quale che fosse la nostra età.

In effetti, Winnie Pooh è la risposta dell’autore britannico A.A. Milne all’esperienza traumatica vissuta in trincea durante la Prima Guerra Mondiale, un ritorno all’infanzia, al rassicurante abbraccio di un orsacchiotto giallo. La vicenda dello scrittore è stata raccontata nel biopic Vi presento Christopher Robin, uscito lo scorso anno, incentrato sul rapporto conflittuale di Milne col figlio che rese protagonista delle sue storie condannandolo a convivere con la sua omonima controparte immaginaria.

Proprio per questo motivo, il nuovo live-action Disney che racconta cos’accade al Christopher Robin adulto lasciava qualche nervosismo. Gestire un personaggio che si confonde tra fiction e realtà è materia delicata. Tra i precedenti che testimoniano a sfavore della Disney c’è Saving Mr. Banks, manifesto di bassa propaganda che prendeva la vicenda di Pamela Travers, creatrice di Mary Poppins, e la distorceva omettendo e alterando i fatti reali. La Travers fu sempre contraria al frivolo adattamento a base di canzoni e cartoni animati della sua opera. Saving Mr. Banks ci faceva vedere la Travers che si addolciva visitando Disneyland, si commuoveva guardando Mary Poppins. E il Walt Disney di Tom Hanks ci raccontava del padre che lo prendeva a cinghiate… “ma non c’è bisogno di perdonarlo perché era un uomo meraviglioso.” E la filosofia propagandista ci veniva sbattuta in faccia con rara sfacciataggine: “E’ questo che facciamo noi cantastorie. Rimettiamo a posto le cose con l’immaginazione.”

Stavolta la casa del topo preferisce evitare situazioni spinose. Il Christopher Robin interpretato da Ewan McGregor non ha nulla a che vedere con il personaggio reale scomparso nel ’96. La moglie del vero Christopher non si chiamava Evelyn e non aveva le fattezze di Hayley Atwell, loro figlia non si chiamava Madeline e lui non lavorava in una valigeria.

Il regista Marc Forster sembrava perfetto per gestire una storia di questo genere. Ha diretto Neverland – Un sogno per la vita, il biopic su James Matthew Barrie, l’autore di Peter Pan, vincitore di un Oscar su sette candidature. Forster è riuscito a trasformare in oro al box-office sia Quantum of Solace, il meno riuscito dei film di 007 con Daniel Craig, e perfino il terribile World War Z, uno dei più grossi abbagli di critica e pubblico degli ultimi anni.

Ritorno al Bosco dei 100 Acri è un film che non ha idee e che non vuole averne. Ha lo stesso tono compassato che usereste in una stanza piena di bambini di due anni col ciucciotto in bocca per non agitarli. Come guardare un libricino illustrato con belle immagini colorate e pochissime parole. A proposito di Peter Pan, il percorso del protagonista è identico a quello di Robin Williams in Hook – Capitan Uncino, un uomo che ha perso il sense of wonder infantile e trascura la famiglia dedicandosi troppo al lavoro. Il suo Bosco dei 100 Acri è diventato un luogo arido finché Winnie non riporta indietro il vecchio amico.

L’avventura, se così possiamo definirla, si regge su una serie di scene inzuppate nel miele in cui un esasperato Christopher usa un tono appena appena scorbutico con l’orsacchiotto per riconciliarsi ogni volta. C’è un’immaginifico scontro con gli efelanti invisibili che vorrebbe essere un trionfo della fantasia ma finisce per essere un innocuo anti-spettacolo. Abbraccio ruffiano e tenero tenero con l’orsacchiotto al tramonto e vissero tutti felici e contenti? No, perché c’è ancora mezz’ora di film da riempire con un concept che sarebbe andato bene per un sequel, Winnie The Pooh and Friends goes to London, beninteso che Forster sta bene attento a non trovare un’idea di regia che sia una e si sbriga a finire il compitino su commissione con trionfo finale della retorica family friendly disneyana. Vietato ai maggiori di tre anni.

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Ritorno al Bosco dei 100 Acri

5.2

Regia

5.0/10

Sceneggiatura

4.0/10

Cast

5.0/10

Effetti speciali

7.0/10

Colonna sonora

5.0/10

Pros

  • Winnie Pooh è talmente scemo da darti i nervi ma, alla lunga, ti intenerisce e ti viene voglia di abbracciarlo
  • Ewan McGregor ce la mette tutta, non è detto che sia sufficiente ma almeno ci prova

Cons

  • Vietato ai maggiori di tre anni
  • Retorico e smielato fino alla nausea
  • Evita qualsiasi svolta narrativa significativa mantenendo un tono piatto e rassicurante
  • Non c'è un'idea di regia né una scena particolarmente memorabile

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