Robin Hood – L’origine della leggenda, la Recensione – NO SPOILER

Cinema

Tornato dalle Crociate, il giovane nobile Robin di Loxley scopre che la contea di Nottingham, amministrata dal perfido Sceriffo, giace sotto il tacco della corruzione e in un’asfissiante stretta fiscale. Coadiuvato da Little John, un comandante moresco conosciuto in guerra, Robin decide di organizzare una rivolta contro la Corona d’Inghilterra diventando un fuorilegge incappucciato che ruba ai ricchi per dare ai poveri. Nel frattempo cerca di riconquistare l’amore di Lady Marian che lo credeva morto.

Titolo originale: Robin Hood
Genere: avventura, azione
Regia: Otto Bathurst
Cast: Taron Egerton, Jamie Foxx, Ben Mendelsohn, Eve Hewson, Jamie Dornan, Tim Minchin, F. Murray Abraham
Paese: USA
Durata: 116 min.
Casa di produzione: Summit Entertainment, Appian Way, Pixoloid Studios, Safehouse Pictures, Thunder Road Pictures
Distribuzione Italia: 01 Distribution
Data di uscita Italia: 22 novembre 2018
Data di uscita USA: 21 novembre 2018

La trilogia del Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan ha ridefinito il genere supereroistico sul grande schermo nell’ultimo decennio rivelandosi innovativa e seminale nel bene e nel male, alzando sì il livello delle opere d’intrattenimento sul piano visivo e narrativo ma avviando anche il trend piuttosto fastidioso del realismo a tutti i costi, dei blockbuster seriosi e dark e della tematica sviscerata fino alla sfinimento. Il Batman nolaniano ha fornito il modello, tanto per dirne alcuni, ai mediocri The Amazing Spider-Man, Dracula Untold, alla prima stagione di Arrow, già Robin Hood moderno, ma anche a prodotti di grande successo e squisita fattura come lo Skyfall di Sam Mendes o la nuova trilogia reboot del Pianeta delle Scimmie (non a caso, Matt Reeves, regista del secondo e del terzo episodio, dirigerà il prossimo film di Batman).

La formula ha mostrato il fianco quando il nuovo DC Universe cinematografico ha cercato di proseguire su quella falsariga crollando sotto il peso di metafore didascaliche, di un tono eccessivamente greve, pupazzi in mutande presi troppo sul serio in film pretestuosi e di una pesantezza quasi insostenibile. Di contro, il successo stratosferico dei film Marvel, più giocosi e family friendly, hanno dimostrato che c’è spazio anche per un’altra forma d’intrattenimento oltre a quella proposta da Nolan e funziona pure meglio al box-office.

Da questo punto di vista, la nuova trasposizione cinematografica sull’arciere di Sherwood fa un enorme passo indietro. Le licenze non sono un problema. Anzi, la storia di Robin Hood è stata raccontata tante di quelle volte che apportare qualche cambiamento è vitale e d’obbligo. Il moro interpretato da Morgan Freeman nella versione con Kevin Costner viene qui in qualche modo ripescato da Jamie Foxx e accorpato a Little John in un personaggio unico e completamente nuovo. Nel 2018 e dopo mille iterazioni ci può anche stare, soprattutto se pensiamo che una versione ufficiale della storia di fatto non c’è. Ripercorrere per filo e per segno le sceneggiature di Batman Begins e Il Cavaliere Oscuro pensando di giocare sul sicuro, invece, risulta piuttosto irritante.

Tranne il prologo ambientato in Terra Santa, una versione medievale di Call of Duty, il film si svolge tutto tra le mura dark e claustrofobiche di una Nottingham a tratti anacronistica a scapito di una scenografia più vasta ed epica. Vedremo la foresta di Sherwood solo per qualche istante verso la fine. Taron Egerton, reduce dai due Kingsman, è il Bruce Wayne debosciato di giorno e giustiziere mascherato di notte. Ricordate la dinamica tra Bruce e Rachel ne Il Cavaliere Oscuro? Lui voleva riconquistarla ma lei era innamorata dell’eroico Harvey Dent. Ecco, qui succede la stessa cosa con il triangolo sentimentale tra Robin, Marian (Eve Hewson) e Will Scarlet (Jamie Dornan). E’ una dinamica abbastanza tipica, direte voi. Sì, ma qui, alla fine, salta fuori proprio Due Facce.

Un po’ come il Christoph Waltz post-Bastardi senza gloria, Ben Mendelsohn ha fatto l’abbonamento al ruolo del villain (Rogue One, Ready Player One, Captain Marvel) sedendosi sempre sulla stessa caratterizzazione anche se la sua caratura attoriale è di gran lunga superiore al resto del cast, ad eccezione di F. Murray Abraham che ha una breve ed inutile comparsata. A mancare è soprattutto la componente scanzonata e leggera che ci si aspetta da un film su Robin Hood. Perfino nella versione più documentata e realistica di Ridley Scott c’erano momenti faceti e scherzosi. In assenza degli Allegri Compagni, qui l’unico elemento comico è un insufficiente Fra Tack (Tim Minchin).

La struttura è da incubo. Il regista Otto Bathurst, d’estrazione televisiva, appiccica dialoghi soporiferi e pezzi di trama risaputa a due o tre scene action che sono l’unica ragion d’essere del film. I funambolismi alla Errol Flynn vengono aggiornati con dei post-modernismi che hanno fatto la muffa da quindici anni, alternando rallenty, bullet time e frecce digitali scagliate a tutta velocità come nemmeno Legolas ne Il Signore degli Anelli. Il PG-13 edulcora ogni potenziale sequenza cruenta. In mancanza di idee proprie, il film si limita ad essere derivativo ma Bathurst non sa gestirne gli elementi e ne vien fuori qualcosa di inerte, trascurabile e dimenticabile. E’ già uno dei più grandi flop del 2018, stroncato da critica e pubblico. Disney e Sony, comunque, sono già al lavoro su nuovi adattamenti.

Robin Hood - L'origine della leggenda

4.2

Regia

4.0/10

Sceneggiatura

3.0/10

Cast

5.0/10

Effetti visivi

5.0/10

Colonna sonora

4.0/10

Cons

  • Sceneggiatura troppo derivativa
  • Film gravato da post-modernismi kitsch e ormai fuori moda
  • Ricostruzione storica approssimativa
  • Sprecato un ottimo cast

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