The Lego Movie 2: Una Nuova Avventura, la Recensione

Cinema
Stefano Dell'Unto

Gli alieni LEGO Duplo provenienti dal Sistema Sorellare hanno invaso e distrutto Bricksburg trasformandola in Apocalypseburg. La coraggiosa Lucy, Batman e i loro amici vengono rapiti dagli alieni e condotti dalla sovrana Wello Ke Wuoglio, intenzionata a sposare il più valoroso dei guerrieri avversari. Emmet, incrollabile ottimista, intraprende una pericolosa missione di salvataggio affiancato dal coraggioso avventuriero spaziale Rex Rischianto.

Titolo originale: The Lego Movie 2: The Second Part
Genere: animazione, avventura, azione, commedia, musicale
Regia: Mike Mitchell
Cast doppiatori versione originale: Chris Pratt, Elizabeth Banks, Will Arnett, Tiffany Haddish, Alison Brie, Nick Offerman
Paese: USA, Danimarca, Norvegia, Australia
Durata: 107 min.
Casa di produzione: Warner Bros., Warner Animation Group
Distribuzione Italia: Warner Bros. Italia
Data di uscita Italia: 21 febbraio 2019
Data di uscita USA: 8 febbraio 2019

Sono stati pochi, negli ultimi anni, i film d’animazione in grado di spiccare con forza contro l’egemonia Disney-Pixar in quanto ad originalità concettuale. In tal senso, The Lego Movie, uscito cinque anni fa, è stato una piacevole sorpresa. Per più di un’ora sembrava di trovarsi di fronte ad un demenziale, benché divertente, minestrone dei più disparati franchise radunati sotto il brand Lego. E, intendiamoci, per forza di cose il film era puro e sfacciato product placement sia per quanto riguarda i mattoncini da costruzione danesi che i marchi Warner. Però, nel finale, tirava fuori con forza un’anima meta e un messaggio liberale importante. L’avventura apparentemente senza capo né coda era in realtà orchestrata da un bambino che sfuggiva alle regole rigide e restrittive del padre (Will Ferrell) mescolando universi narrativi che non hanno nulla a che vedere l’uno con l’altro (esattamente come fa Andy con i suoi giocattoli all’inizio di Toy Story 3) e rivendicando uno dei principi alla base della filosofia Lego. Un bambino che riceve un set di costruzioni della Lego potrà utilizzare i mattoncini per ricreare l’immagine stampata sulla scatola seguendo le istruzioni all’interno oppure potrà adoperarli per creare qualcosa di assolutamente nuovo. Largo alla fantasia contro ogni limite creativo. E tutto è meraviglioso, come diceva la canzone tormentone del film nominata all’Oscar. The Lego Movie ha registrato un successo straordinario di critica e pubblico generando spin-off (Lego Batman – Il Film su tutti) e l’inevitabile sequel.

Non tutto quello che riguarda The Lego Movie, però, è stato così meraviglioso. Il film si è lasciato dietro uno strascico di critiche, accusato di sessismo per la pressoché totale assenza di personaggi femminili ad eccezione di Lucy che, nel corso della storia, diventava una comprimaria con l’unico scopo di esaltare le gesta dell’eroe-antieroe Emmet. I prodotti Lego non sono nuovi a certe polemiche e vengono spesso additati dai movimenti femministi per la diffusione di stereotipi di genere. Nei set Lego è comune trovare personaggi maschili forti, eroici ed esperti nella loro professione e figure femminili con mansioni domestiche e di supporto agli uomini (si veda il clamore suscitato dai set Lego City e Lego Friends usciti un paio d’anni fa). I cambiamenti socioculturali in atto sono sotto gli occhi tutti. Il movimento Me Too, la rivoluzione femminista, le quote rosa che sgomitano per un posto al sole nel sistema fallocentrico hollywoodiano.

Alla luce di tutto questo, che cosa ci racconta The Lego Movie 2?

I personaggi manovrati dal bambino nel primo episodio finiscono qui nella mani della sorellina che li usa insieme ai suoi Lego Duplo (ideati per bambini di età inferiore ai cinque anni). Tutto diventa un insopportabile mondo arcobaleno con personaggi inzuppati nel glitter, pony parlanti, amichevoli vampiri luccicanti e una sovrana dittatrice il cui unico scopo è sposarsi e celebrare l’evento con un’enorme torta rosa. E tante canzoni che rimbecilliscono pubblico e personaggi. Rex Rischianto, stereotipo virile (con la voce di Chris Pratt) giunge a salvarci tutti.

Possibile?

E’ davvero possibile che, in seguito alle critiche al primo episodio e sotto la bufera femminista che rinforza di giorno in giorno, la produzione abbia messo sullo schermo un conflitto così spudoratamente sessista?

Ovviamente no.

Non vi riveleremo come, non vi spoileriamo il colpo di scena principale ma è chiaro che, ad un certo punto, c’è il rovesciamento di prospettiva. Lo stereotipo virile viene destrutturato. C’è un ritorno forte del girl power, una figura materna che controlla il destino di tutti mentre quella paterna è lasciata fuori campo. Non solo. Il film ha l’intelligenza di mostrare la paura dell’uomo nei confronti del girl power ma riflette anche sulle disfunzioni del movimento Me Too. Si arriva dov’è giusto arrivare. La parità dei sessi, l’assoluta equità. Il film risulta un grande atto di scuse circa le mancanze del primo episodio. Ma non si pensi solo ai contenuti. L’impianto formale è di tutto rispetto ed inanella una serie di gag visive e comiche irresistibili sfruttando ancora bene il concept di (de)strutturazione di un mondo fatto coi Lego.

E allora tutto sistemato? Tutto torna ad essere meraviglioso?

Sì e no. A guardare bene, il film lascia qualche ambiguità e qualche prurito sotto pelle.

Prendiamo ad esempio la rappresentazione dei supereroi. Nella mani della bambina, Batman ha un nuovo costume che sembra uscito dal gay pride e Superman diventa un Ned Flanders glitterato. La chiave di lettura può essere duplice. A dargli un’interpretazione positiva, i personaggi lasciano la loro comfort zone e smettono di essere quello che ci si aspetta da loro, ancora in un inno alla libertà creativa e attraverso la lente della parodia. D’altro canto, il messaggio potrebbe anche essere “Fate dirigere un film di supereroi ad una donna e questi saranno i risultati.” E certo Wonder Woman e la prossima Captain Marvel non sembrano proprio uscite da un playset Barbie.

Inoltre lo scopo principale della Regina Wello Ke Wuoglio, nella quale si rispecchia la bambina che conduce il gioco, è e resta quello di sposarsi ed avere una grande torta nuziale rosa, non c’è rovesciamento di prospettiva che regga. E, come detto, certi stereotipi sono spesso suggeriti, magari in maniera involontaria, dalla stessa Lego nei suoi prodotti.

L’assenza di personaggi femminili forti nel primo capitolo, ambientato nel mondo creato dal maschio, non ha impedito al film di avere successo. Ma riusciremmo a sopportare un film di due ore tutto ambientato nel mondo zuccheroso ideato dalla sorella senza una controparte maschile? Difficile.
Forse perché si tratta di un mondo rosa che, in fin dei conti, non nasce davvero da una mente femminile. Il film è scritto e diretto da soli uomini (Phil Lord e Chris Miller, registi del primo episodio, tornano qui solo in veste di sceneggiatori), quindi non stupisce l’assenza di un punto di vista davvero innovativo.

Non vogliamo essere fraintesi. E’ un film solido, un ottimo prodotto d’intrattenimento. Il suo intento di spazzare via gli stereotipi di genere è encomiabile, coraggioso e, in parte, riuscito ma, a causa di certe ambiguità, alcuni luoghi comuni rischiano di uscire rafforzati. A volte, con le buone intenzioni e coi mattoncini Lego rischi di lastricarci la via per l’inferno.

The LEGO Movie 2: Una nuova avventura

7.8

Regia

8.0/10

Sceneggiatura

7.0/10

Cast

8.0/10

Animazione

8.0/10

Colonna sonora

8.0/10

Pros

  • Gag comiche e visive divertenti e geniali, il livello d'animazione è ottimo, il colpo di scena e il rovesciamento di prospettiva sugli stereotipi di genere funzionano...

Cons

  • ...anche se lascia spazio a qualche ambiguità e non spazza del tutto via qualche preconcetto sessista su cui la Lego deve ancora ragionare.

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