The Nun: La vocazione del male, la Recensione – NO SPOILER

Cinema

Anno 1952. Nel Monastero femminile di Cârța, in Romania, si aggira un’entità malefica che causa la morte di due suore. Il Vaticano affida il caso a padre Burke, accompagnato dalla novizia Irene. Giunti in Romania, i due ricevono l’aiuto del fattore Frenchie. Insieme dovranno svelare gli oscuri segreti del monastero.

Titolo originale: The Nun
Genere: horror
Regia: Corin Hardy
Cast: Demian Bichir, Taissa Farmiga, Jonas Bloquet, Bonnie Aarons, Ingrid Bisu, Lynnette Gaza
Paese: USA
Durata: 96 min.
Casa di produzione: Atomic Monster, New Line Cinema, The Safran Company
Distribuzione Italia: Warner Bros. Italia
Data di uscita Italia: 20 settembre 2018
Data di uscita USA: 7 settembre 2018

Sullo schermo le suore sono interessanti solo se si tratta di un horror o di un porno. Nel caso di The Nun sarebbe stato meglio il porno. C’è una discrepanza interessante tra gli incassi stratosferici del nuovo episodio del Conjuring-Universe, che viaggia spedito verso i 300 milioni di dollari (a fronte dei 22 di budget), e i dissensi che sta raccogliendo da critica e pubblico. La saga creata da James Wan, re Mida dei franchise horror (prima erano venuti Saw e Insidious), si è basata fin dall’inizio su un paio di mezzucci facili per portare il pubblico in sala.

Anzitutto si tratta di film che hanno la pretesa di essere tratti da fatti reali e, in quanto tali, hanno un posto d’onore tra i no vax, le scie chimiche e le cure omeopatiche. Sono parecchi i figli di Adam Kadmon disposti a credere alle inchieste “documentate” dei coniugi Ed e Lorraine Warren secondo le quali i due ricercatori del paranormale avrebbero esorcizzato i demoni della celebre Amityville (teatro di un’altra remunerativa saga horror), un assassino posseduto, un lupo mannaro, un paio di spettri in altrettanti cimiteri e ad aver “certificato” (qualunque cosa significhi) la possessione della bambola Annabelle. Fatti reali. Certo.

Poi ci sono gli effetti jumpscares. Si tratta di quegli eventi improvvisi e spaventosi, accompagnati da un deciso aumento del volume della musica e da bruschi effetti sonori, che fanno saltare il pubblico dalla sedia. Quando un horror non ha molto da dire e l’unico interesse è quello di arrivare alla pancia (e al portafogli) della gente, è sufficiente imbastire qualche accattivante luogo comune del genere e piazzare qualche facile “Bù!” per far sussultare il pubblico dallo spavento. Poi lo spettatore si fa una bella risata per stemperare, riprende a mangiare i pop-corn e finisce lì. Non resta niente. Paura un tanto al chilo. Questo è l’universo horror di James Wan, né più né meno.

Niente di male, intendiamoci, a tutti piace andare al luna park e farsi un giro nel tunnel dell’orrore ma al secondo giro già ci si stufa. The Nun, come gli altri episodi della serie, cucina una serie di legittime citazioni, da Fulci, da Argento, da L’esorcista, ma non ha idee per sostenerle e si siede su comodi cliché. Se gli episodi principali della saga sono diretti da James Wan, sul cui talento registico c’è poco da discutere, Corin Hardy, qui alla sua opera seconda, si dimostra niente più che un onesto mestierante limitandosi a seguire l’abc dei meccanismi della paura già messi a punto nel pregevole The Hallow.

Il prologo di The Nun è praticamente perfetto per messa in scena, atmosfera, scenografia e fotografia. Corridoi tenebrosi, candele che si spengono una dietro l’altra, effetti sonori al cardiopalma, un crescendo inquietante di voci baritonali, la suora demoniaca che emerge dal buio e avanza verso il pubblico nell’inquadratura inclinata. Perfino il solito crocefisso che si rovescia e prende fuoco ci sta bene. Segue una citazione da Suspiria, corvi che volano davanti alla macchina da presa, il titolo compare sullo schermo. E siamo già dentro al film. Solo che, a questo punto, potremmo tranquillamente alzarci e andarcene perché nella successiva ora e mezza vedremo sempre le stesse cose. Hardy ha solo due cartucce a disposizione, l’ambientazione e la suora, e se le gioca entrambe nei primi minuti.

A fare da collante a quel paio di sequenze horror che giustificano il prezzo del biglietto c’è una sceneggiatura miserevole. Le imbarazzanti back-story dei due protagonisti (Demian Bichir e Taissa Farmiga) vanno ben oltre il confine del cliché. Il personaggio di Frenchie (Jonas Bloquet) è puramente funzionale per la continuity della saga e non denota alcun approfondimento. Non ci si affeziona a nessuno. Potrebbero morire tutti e non ce ne importerebbe niente. Le dinamiche esoteriche, che dovrebbero rimanere inspiegate, vengono imbrigliate e razionalizzate da regole campate per aria.

Va bene l’horror leggero ma senza uno straccio di metafora non c’è sostanza. Tutta la serie del Conjuring-Universe è priva di qualunque sottotesto. E gli spunti ci sarebbero anche. Lasciamo stare i “fatti reali” (ci sono già articoli d’approfondimento sul film in giro per il web secondo cui il demone Valak “esiste davvero” perché lo dicono i demonologi, figure professionali di tutto rispetto). Abbiamo delle suore che vengono possedute da un demone maschile. Basterebbe già questo. E il divieto ai minori concederebbe tutto lo spazio di manovra necessario. Siamo arrivati al punto in cui, a parità di R-Rated, un film di supereroi come Deadpool si permette di mostrare splatter e nudità, mentre The Nun procede col freno a mano tirato e non molla neanche il pugno nello stomaco che dovrebbe concludere ogni horror che si rispetti. Anzi, c’è addirittura il lieto fine. No, davvero, meglio Tori Black che gioca a fare la suora blasfema in qualche porno.

The Nun - La Vocazione del Male

5.7

Regia

6.0/10

Sceneggiatura

4.0/10

Cast

5.0/10

Effetti speciali

7.0/10

Colonna sonora

6.5/10

Pros

  • Buona la messa in scena di un paio di sequenze.
  • Effetti pratici preferiti a quelli digitali.

Cons

  • Smette di far paura dopo dieci minuti.
  • Sceneggiatura disastrosa.
  • Un minestrone di cliché senza idee visive nuove.
  • Sprecati Demian Bichir e Taissa Farmiga.

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