Triple Frontier – Recensione del film Netflix

Cinema

Il nuovo film di J.C. Chandor (1981: Indagine a New York, Margin call), su Netflix dal 13 marzo 2019 e in pochi cinema (americani), ha un cast ricco di star: dai sempiterni Oscar Isaac e Ben Affleck, fino alle stelle emergenti, provenienti dal mondo della tv, Charlie Hunnam (Sons of Anarchy, Papillon) e Pedro Pascal (Il Trono di Spade, Narcos). Presente nel gruppo anche Garret Hedlund (Eragon, Tron:Legacy). Il film narra la storia di un gruppo di ex-soldati, ora mercenari, che deve recuperare un’ingente somma di denaro da un trafficante, senza fare vittime, per poi ritornare in patria.

I personaggi

Il film basa la sua forza principalmente sulla caratterizzazione dei personaggi. Pope, a capo della spedizione, che vuole coinvolgere i suoi commilitoni in questa missione, è impersonato benissimo da un ottimo Oscar Isaac. Ben Affleck interpreta un padre divorziato, bolso e in bolletta; una buonissima prova per l’attore. I fratelli Miller (Hunnam ed Hedlund) molto simili in volto, ma distanti nella recitazione, forse i punti più deboli del film. Pedro Pascal invece è Fish, un ex-pilota rimasto coinvolto nel traffico di droga. Parte abbastanza povera e scontata per uno dei due latini del gruppo. Nonostante le premesse e la lunga durata del film, non vi è una vera e propria chimica tra gli attori che sì, hanno una buona scrittura per quanto li riguarda, ma non riescono a riportare quell’empatia da squadrone già vista in altri film del genere.

La ricerca di originalità

Nonostante sembri (ovviamente) un classico film d’azione con la consueta squadra di outsider, il film cerca in qualche modo di inquadrare i suoi protagonisti non come dei semplici soldatini che svolgono il loro compito, ma come dei veri esseri umani, con sentimenti e paure. Abbiamo visto queste squadre d’assalto in parecchi film (Predator, per citarne uno), tuttavia la trasformazione dei personaggi durante la pellicola è significativa e, da buoni e corretti nazionalisti, come ci vengono presentati all’inizio, si passa ad un lato oscuro ed interessante da esplorare.

Il comparto tecnico-artistico

Veniamo alla resa del film. La regia è molto coinvolgente. Rispetto al suo film precendete, 1981 – indagine a New York, dove lo stile era completamente freddo e distaccato, J.C. Chandor stavolta ci trasporta nell’azione con carrellate, scene con steadycam, ampio uso della camera a spalla e diverse riprese aree, con le quali si può scorgere il fantastico panorama delle Ande. Ma l’aspetto singolare che Chandor ha introdotto nel film è che non stiamo parlando solo di un action. Infatti, a parte le sequenze di guerriglia, abbiamo diverse scene drammatiche. Il film si tramuta da action a survival nel giro di un’ora, per questo possiamo dire che la regia di Chandor si sia adattata perfettamente ai ritmi e alle esigenze che le scene richiedevano. La fotografia presenta scelte intelligenti e, coadiuvata da delle inquadrature ben scelte, offre una buona fruibilità del frame.

Per quanto riguarda gli effetti visivi, invece, cala di molto la qualità. Alcune sequenze con l’elicottero, molto dozzinali, riducono veramente la credibilità del film. La colonna sonora, molto minimalista, è poco coinvolgente e si limita ad un commento serrato alle sequenze d’azione.

Il riscatto sociale

La mescolanza dei generi (thiller, action, survival, drama) dimostra che Triple Frontier non può essere un classico film d’azione. Se analizzassimo bene quello che resta del film, una volta finita la sua visione, capiremmo che è la storia di un gruppo di soldati trasformati dall’avidità. L’idea vincente del film è appunto quella di raccontare un conflitto fondamentale che lega la moralità alla sete di denaro. Quanto è disposto un uomo buono, rinnegato dalla nazione che ha sempre difeso, a scendere negli inferi pur di ottenere denaro? Questa idea di riscatto sociale permea per tutto il film ed è il movente fondamentale per tutti i personaggi. Perché, anche se, a metà film, potremmo credere che l’amicizia possa essere un collante saldo, nonostante i soldi, il regista indaga più a fondo e ci mostra il vero volto dei personaggi.

Triple Frontier è un buon film che può soddisfare una buona fetta di pubblico per i suoi multipli aspetti. Sia per chi si aspetta l’azione, sia per chi sia aspetta il dramma. Il film è una lucida analisi di trasformazione umana di fronte a situazioni di pericolo, amicizia e avidità.

Triple Frontier

6.2

Regia

7.0/10

Sceneggiatura

6.5/10

Cast

6.5/10

Effetti Visivi

5.5/10

Colonna Sonora

5.5/10

Pros

  • Regia convolgente
  • Trama interessante

Cons

  • Effetti Visivi non impressionanti
  • Poca chimica tra gli attori

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